STORIE

Emma, un percorso fatto di domande

Tesa Gonzales http://www.tesagonzalez.com/formation/%C3%81lbumes/542db01aae060781742290
Sf storie
scritto da Sf storie

Quella che desidero raccontare è una storia accolta come Counselor Professionista e Mediatrice Familiare che vuole mettere al centro Pietro, figlio quindicenne di Lucia e Tommaso, una coppia separata da tempo in cui il conflitto appare comunque assente, e dove l’armonia del dialogo sembra regnino sovrane.

Lucia e Tommaso oggi entrambi impegnati con nuovi compagni portano come bisogno le difficoltà relazionali del proprio figlio in ambito scolastico, nello sport, e nelle interazioni con gli altri da quando era alle medie. Per Tommaso, Pietro è un ragazzo che dinnanzi alle difficoltà da affrontare “si costruisce una realtà” per non soffrire. “Evita le situazioni” dice, “non le affronta”. Per Lucia, è un ragazzo dolce, sensibile, però immaturo, e racconta: “in ogni occasione si mette al centro dell’attenzione nel ruolo di saputello” e questo secondo lei porta i ragazzi a percepirlo e a etichettarlo in quel modo, come il compagno che alza sempre la mano e invade lo spazio altrui. “Pietro quando ritiene di avere ragione, insiste oltremodo senza considerare quelle che possono essere altre esigenze”. Tommaso conferma.

Quanto conta agevolare i ragazzi affinché le loro cognizioni, costruite spesso come rete di salvataggio per superare i dolori, possano integrarsi con il loro codice emotivo?

Quando chiedo se hanno condiviso con lui la decisione di intraprendere il percorso di consulenza genitoriale raccontano che la reazione è stata: “Ah, ok..” e nulla di più, nessuna domanda o curiosità a riguardo, e secondo Tommaso la risposta rappresenta l’ennesima evidenza di approccio a una situazione attraverso un evitamento. “Non entra, così non sente”. I giorni seguenti la situazione peggiora, il quadrimestre si chiude con alcune insufficienze che non vengono subito raccontate al padre, secondo Tommaso non tanto per una paura legata all’autorità paterna quanto piuttosto per il timore di deluderlo. Attraverso diversi esempi pratici di situazioni vissute, entrambi illustrano un modello educativo composto di molti giudizi e durante gli incontri mi accorgo che anche la loro comunicazione ruota spesso attorno a critiche, al trovare soluzioni spesso alla vita di Pietro, a doveri da trasmettere, al dare consegne senza però renderlo parte attiva del percorso da compiere.

Quanti sono i messaggi genitoriali che rimandiamo ai figli legati esclusivamente al fare, al “dover essere”, che lasciano sullo sfondo del progetto educativo il pieno significato di “accettazione incondizionata”? E di valorizzazione delle risorse positive da individuare e restituire a loro? In termini emotivi, quando siamo coinvolti, tra guidare o provare a fidarci, cosa scegliamo?

In questa fase, relativamente al rendimento scolastico, Lucia e Tommaso si accorgono di non avere ancora avviato un dialogo finalizzato a responsabilizzare Pietro coinvolgendolo nel processo di miglioramento, chiedendo a Lui come intende rimediare, e quali strategie potrebbe adottare nel quadrimestre successivo. Un movimento dialogico finalizzato a “portare fuori” quello che c’è in Lui, e non viceversa.

Chiedo quale sia secondo loro il bisogno insoddisfatto di Pietro e mi rispondono senza avere dubbi: ”Mostra apparente sicurezza ma non lo è..”, entrambi continuano a descriverlo ai miei occhi come ragazzo insicuro.

Chi guarda l’altro/a trattandolo nel modo in cui lo pensa e vede, non lo etichetta già? Aspettandosi esattamente l’idea che ha già di lui o lei?

Quando vogliamo che i nostri figli facciano una certa cosa, come ad esempio studiare e impegnarsi di più, ci chiediamo anche quali sono le ragioni per le quali dovrebbero essere spinti a farlo? Dialogare allora in modo diverso, potrebbe indurli a sentirsi sia “guidati” che “valorizzati” nelle loro responsabilità?

Con Lucia e Tommaso emerge il valore di “fare da specchio” a Pietro e mi accorgo che Lucia prende un post it e appunta questo concetto. Quel giorno, quando inizia a parlare è come un fiume in piena, durante il racconto degli ultimi giorni si commuove e piange. A scuola Pietro reagisce in modo aggressivo alle provocazioni di un altro compagno, la classe tende a isolarlo, in casa non ne parla, quando Lei prova ad accennare il discorso, Lui si chiude.

Ascoltandola, mi accorgo però che anche quando Pietro accetta il confronto e riescono a parlarsi la loro comunicazione resta su un piano prettamente cognitivo – “se continuiamo a parlarci così non va bene per la nostra vita..”- mentre il bisogno citato da entrambi i genitori oggi, rimanda all’’essere più di cuore” da parte del figlio.

Nella modalità di comunicazione utilizzata generalmente in famiglia viene esplicitata una connessione emotiva? Ossia un dialogo che sostituisce la prescrizione con una formulazione più empatica: “Quando vedo che..mi sento..perché ho bisogno di..” imparando così a metterci nei panni degli altri, comunicando i nostri sentimenti e bisogni affinché vengano condivisi anche dalle persone alle quali ci rivolgiamo?

Negli colloqui successivi Lucia e Tommaso iniziano ad apprendere un modo nuovo di comunicare, escono alcuni mal di pancia reciproci attraverso un rapporto che, a differenza di quando li ho conosciuti, risulta però essere per entrambi, a detta loro, di maggiore soddisfazione perché più autentico. Come se la capacità di comprendersi e lavorare insieme per il bene di Pietro si fosse affinata e avesse acquisito una qualità migliore. “Ci siamo sincronizzati meglio”, dicono.

Il passo contestuale è stato quello di adottare anche con Pietro la nuova modalità di essere in relazione e l’introduzione di questo cambiamento ha modificato in maniera positiva il suo atteggiamento. Pietro oggi, a distanza di tre mesi, viene descritto coma un ragazzo più aperto, “come si fosse liberato”, “più coinvolto negli impegni e pronto a partecipare sia a scuola che nel proprio ambiente sportivo”.

A volte dentro una famiglia bastano piccoli semplici passi per grandi conquiste di consapevolezza.


Immagine di apertura: illustrazione di  Tesa Gonzales 

autore

Sf storie

Sf storie

È il team che si occupa di raccogliere e pubblicare le storie scritte direttamente dai protagonisti, che non sempre desiderano svelare la loro identità. Se vuoi mandarci la tua storia scrivi a info@smallfamilies.it, allega una fotografia e una liberatoria in caso di foto di minori oppure specifica che desideri l'anonimato.

lascia un commento