DIARIO D'AUTORI

Vergogna indelebile

Ho incontrato una donna, a me sconosciuta prima, che sapeva interpretare il fondo torbido nella tazzina del caffè alla turca. Leggeva, in quei ghirigori di polvere bagnata, quello che neppure io più rammentavo. Riusciva a vedere certi passaggi della mia infanzia e anche della vita da adulto, ricordi dei quali, sono sicuro, neppure i miei genitori, o le persone a me care, hanno, o hanno avuto, conoscenza. Come facesse, non lo so.

Agitavo più volte la tazzina e in quella rotazione un po’ disarmonica, mai avuto dimestichezza con queste cose, la polvere cambiava forma e assumeva un altro disegno del tutto incomprensibile al sottoscritto, ma non a Lei che, dopo averlo osservato per benino, sentenziava senza alcuna esitazione.

Mi rendo conto che questa confidenza susciterà, in molti di voi, più di una perplessità riguardo al mio stato mentale. E’ probabile che Madrid e le sue specialità culinarie abbiano influenzato, oltre alla digestione, anche il mio umore; l’episodio, infatti, è avvenuto in quella località. Le pietanze erano aromatizzate e il vino forte e abbondante, d’accordo, ma da qui ad arrivare a perdere completamente il senso critico, ce ne corre. Ad ogni modo, la cosa ha sconcertato anche me. Ne ho parlato già in un altro dei miei racconti, postato in un social, ma per necessità di spazio, lì, non ho approfondito le emozioni che quell’incontro mi aveva suscitato. Io, così razionale e poco incline a certe suggestioni, mi sono trovato disarmato davanti a quel che stavo ascoltando, seduto al tavolino di un bar madrileno, in un pomeriggio qualsiasi.

Altro che hackeraggio spionistico, quella sconosciuta rivelava “situazioni” del mio passato, talmente private, che mi sono sentito violato nel mio intimo. Era come essere colpito in pieno volto da un flash accecante, e il “rivedere” quel determinato contesto, nel quale io ero in “difetto”, ha confermato il sentimento ancora vivido della vergogna. Si, quel senso di disagio, indelebile, che neppure il trascorrere di molti decenni aveva minimamente scalfito, affiorava ancora prepotentemente.

Ho commesso molti errori nella mia esistenza, ma, essendo anche il miglior amico di me stesso, mi sono sempre perdonato e rappacificato dopo quegli sbagli. La vergogna, però, è un’altra cosa. Quell’’imbarazzo profondo, di ammissione della propria inadeguatezza, non era cancellata, no, affatto, solo rimossa, per quell’’istinto di sopravvivenza tipico degli esseri umani. L’avevo relegata in un angolo buio del “dimenticatoio”, volutamente. Si deve pur andare avanti.

Una volta riportata alla luce, però, la sensazione sgradevole era ancora lì, nonostante fossero trascorsi parecchi anni. Come è possibile? Con lo “sfilare” del tempo, tutto passa, si annebbia, e infine dissolve in un pallido ricordo. Anche i dolori insopportabili per la perdita di persone amate e le sofferenze provate riguardo a certe “ingiustizie” affettive o professionali, si addolciscono. La fedeltà, di come poi si siano svolti veramente alcuni episodi importanti della nostra esistenza, muta, si adatta alla circostanza, o, per convenienza, si finge di dimenticare. È normale. È giusto che sia così, dobbiamo vivere, superare quel “trauma”, ma per quanto noi si vada avanti, per quanta acqua sia passata sotto i ponti, se ci soffermiamo a ripensare all’episodio nel quale abbiamo provato vergogna, ebbene, il senso di disagio è ancora lì, integro, ad attenderci. Psicanalisti autorevoli, frequento dibattiti che possano dare risposte a interrogativi che mi pedinano, conoscono molto bene il problema della “vergogna”, e pure loro ammettono di non aver compreso il perché quella “macchia” emotiva resti indelebile nel tempo.

Mi piace sapere che non tutto sia spiegabile.

Più volte mi sono domandato chi realmente fosse la sconosciuta che leggeva il fondo del caffè, o come ci riuscisse, ma di tutti i misteri, quello che più mi affascina, al pari delle scoperte astronomiche, è la nostra mente. Nel bene e nel male.

Mi ripeto di ricordarlo a me stesso, anche come padre. E padre di una famiglia geometricamente variabile.

 

autore

Claudio Barbagallo-barbecoq

Claudio Barbagallo-barbecoq

Autore, creativo, padre separato di due figli, fondatore del gruppo Gli ammaccati (sentimentali). Autore di uno dei racconti di smALLholidays, il secondo titolo della collana smALLbooks, edita da Cinquesensi Editore in Lucca. Per il sito collaboro alla sezione “Diario d’autori”.

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