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Le madri single afgane raccontano: sono venuti a prendere mia figlia

Laura Lombardi
scritto da Laura Lombardi

Le madri single afgane raccontano: sono venuti a prendere mia figlia. La perdita dei figli sotto i talebani è il tema affrontato dal quotidiano britannico The Guardian l’8 settembre scorso. Abbiamo tradotto l’articolo e qui lo pubblichiamo nella versione italiana. Inutile dire che ci sembra un testimonianza importante. La vita delle madri single in Afghanistan è sempre stata segnata dalla stigmatizzazione e dalla povertà. Ora che i talebani hanno il controllo, le poche protezioni che avevano sono scomparse.


Articolo

Il giorno dopo che Mazar-i-Sharif, la capitale provinciale della provincia di Balkh, cadde nelle mani dei talebani il 14 agosto, uomini armati andarono a prendere la figlia di sei anni di Raihana*.

Vedova da quando il marito venne assassinato dalle forze talebane nel 2020, Raihana ha cresciuto sua figlia da madre single. Dopo la morte del marito combatté contro i suoceri per la custodia della figlia e vinse, grazie ai diritti che aveva ai sensi del diritto civile afgano i quali affermano che le donne single possono tenere con sé i figli se possono provvedere per loro finanziariamente.

Ora, con la sua città in mano talebana, Raihana era sola.

“Il giorno dopo la caduta di Mazar-i-Sharif, mio cognato si presentò a casa di mio padre, dove vivevo, con i combattenti talebani, per chiedergli di dargli mia figlia”, ha detto Raihana al Guardian.

Raihana è stata fortunata. Lei e sua figlia non erano in casa quando arrivarono gli uomini armati. Appena lo seppe, prese la bambina e fuggì da Mazar-i-Sharif verso Kabul.

“Volevano portarmi via mia figlia”, ha detto. “Ci nascondemmo in sacchi di farina nel retro di un camion e quando l’autista ci trovò lo pregai di portarci a Kabul.”

Una volta nella capitale afgana, Raihana andò di ambasciata in ambasciata in cerca di aiuto. Finché sua sorella, che vive nel Regno Unito, fu in grado di metterle entrambe su un volo per uscire dall’Afghanistan verso la salvezza. Ora sono a Manchester.

“Sono riuscita a lasciare l’Afghanistan dopo tante difficoltà. Sono così felice che mia figlia sia con me”, dice Raihana. “Ringrazio il governo britannico.”

La vita delle madri single in Afghanistan è sempre stata segnata da stigmatizzazione, povertà ed emarginazione. Ora che i talebani hanno il controllo, le poche protezioni che avevano sono scomparse e la loro situazione è sempre più disperata.

Yalda, una ragazza di 28 anni, madre single di tre figli, si nasconde a Kabul mentre il suo ex marito è a caccia dei suoi figli.

“Il mio ex marito è ora un membro dei Talebani e sta cercando di portarmi via i miei figli”, ha detto. “La casa di mio padre è circondata. Li molestano costantemente, in cerca di me e dei miei figli. Vuole sfruttare ogni possibile pretesto.”

Yalda* dice che è stata terrorizzata da suo marito per anni. “Mio padre ha organizzato il matrimonio quando avevo solo 14 anni. Non sapevo nulla di cosa significasse essere sposati – ero ancora una bambina io stessa” dice.

Poco dopo Yalda rimase incinta ed ebbe altri due figli negli anni successivi. Scoprì poi che suo marito era un membro dei Talebani. Dice che il loro è stato un matrimonio di violenza e abusi.

“Non voleva che nostra figlia andasse a scuola. Mi picchiava con la cintura quando insistevo [perché mia figlia andasse a scuola]. Il mio corpo è coperto di segni della sua violenza”, dice.

Nel 2014, Yalda decise che ne aveva abbastanza. “In una notte d’inverno, quando mio marito era con i talebani, presi i nostri figli e scappai. Faceva molto freddo ed era buio, ma riuscii a fuggire con l’aiuto del nostro vicino. Presi i bambini e raggiunsi una macchina che stava andando a Kabul.”

Yalda fuggì in Pakistan, rientrando in Afghanistan solo quando suo marito fu arrestato e imprigionato dalle Forze di Sicurezza Afgana.

Al suo ritorno le fu concessa la custodia dei suoi figli, ma ora con i talebani di nuovo al potere, è terrorizzata da ciò che potrà accadere. Ancora in clandestinità, spera che la sua domanda di visto per gli Stati Uniti sia accolta, ma non ha alcuna idea di come potrà lasciare il paese.

“Ho sopportato così tanto a causa dei miei figli dal 2014”, dice. “Ho tollerato molto dolore per provvedere a loro. Sono stata sia una madre sia un padre per loro. Non li abbandonerò mai, ma ho bisogno di aiuto per tenerli con me.”

Ora più che mai, le donne afgane hanno bisogno di una piattaforma per rappresentare se stesse.

Con il ritorno dei talebani in Afghanistan, la sopravvivenza di Rukhshana Media dipende dall’aiuto dei lettori.
Se puoi dare un aiuto, vai a questa pagina di crowdfunding.

 

*i nomi delle due testimoni sono stati cambiati


articolo comparso su The Guardian l’8 settembre 2021
immagini: foto di apertura tratta da Ansa; foto nel testo © Us Air Force/Reuters, tratta da The Guardian

 

autore

Laura Lombardi

Laura Lombardi

Scrittrice, con un passato televisivo. Coordinatrice dell’area culturale ed eventi. Madre separata di una figlia, sono curatrice, insieme con Raethia Corsini, del progetto smALLbooks. Per il sito scrivo per la sezione “Magazine” e “Diario d’Autori”. Condivido con Giuseppe Sparnacci il progetto “Riletture in chiave smallfamily”.

Sono nata nel 1962, scrivo e ho un’unica adorata figlia nata nell’anno 2000. Con Susanna Francalanci ho scritto alcuni libri per ragazzi pubblicati dall’editore Vallardi e il giallo Titoli di coda, per Eclissi editrice. Per parecchi anni ho lavorato come autrice televisiva, soprattutto in Rai, soprattutto con la vecchia RaiTre. Prima ancora c’era stato il periodo russo, quello in cui ho frequentato Mosca, l’Unione Sovietica e la lingua russa.Il canto, la ricerca attraverso il suono e la voce, il tai chi, sono gli strumenti privilegiati con cui mi oriento. Amo camminare, soprattutto nel silenzio denso di suoni dei boschi dell’Alta Valmarecchia, dove ho la fortuna di avere una casa che saltuariamente apro per ospitare incontri, corsi e altre iniziative: Croceviapieve. Vivo il progetto Smallfamilies come parte fondamentale del mio percorso evolutivo.

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