STORIE

Una vita così non la vuoi

scritto da Laura Lombardi
Il 17 dicembre 2025 Die Zeit Magazin – inserto del prestigioso settimanale tedesco Die Zeit – ha pubblicato una lunga lettera firmata da una madre appartenente alla generazione Millennial e indirizzata alla figlia della generazione Alpha.

L’autrice è una madre separata che vive in una nuova configurazione familiare, insieme a quattro figli e figlie e a un altro uomo. 

La lettera si sviluppa come una riflessione intima e insieme politica sul presente della maternità.

Con grande onestà, la madre si interroga sul modello che sta offrendo alla figlia: un modello segnato dal dubbio di non essere all’altezza, dalla stanchezza della cosiddetta “generazione della conciliabilità” e dall’accumulo di richieste contraddittorie rivolte alle figlie di oggi. Nel testo emergono svariati concetti quali un senso di colpa vissuto come una vera e propria caratteristica generazionale, un femminismo interiorizzato come auto-ottimizzazione e una genitorialità sempre più intensiva, spesso sconfinante nell’iper-protezione.

L’autrice riflette inoltre sul rapporto con la tecnologia e sulla fragilità emotiva che ne può derivare, ma anche sulla possibilità di un apprendimento “al contrario”, in cui sono le figlie a insegnare qualcosa alle madri ovvero su un modo diverso di abitare le contraddizioni, di accettare l’imperfezione e di restare presenti senza aspirare continuamente a essere all’altezza di tutto.

Ne emerge inoltre uno sguardo molto lucido sul proprio passato educativo, sull’infanzia trascorsa con genitori della generazione boomer, che fa emergere continuità e fratture tra i modelli genitoriali di ieri e quelli di oggi, un confronto che attraversa tre generazioni e pone una domanda centrale: che cosa significa, oggi, “esserci” per le proprie figlie (e figli)?

 

A seguire riporto il titolo e alcuni stralci della lettera da me tradotti e presentati integralmente.

 

UNA VITA COSÌ NON LA VUOI – di Caroline Rosales

 Cara Cleo,

di recente hai ballato. Abbiamo riordinato la cucina, i tuoi tre fratelli e il tuo patrigno non c’erano – e così finalmente eravamo di nuovo solo noi due.
Le chiami le serate Mom-&-Me…

 …Ora hai undici anni, sei piena di sogni e di grandi aspettative, ma anche segnata dall’incertezza. Ti ho guardata, finché mi ha colpita di nuovo il solito dolore, finché è arrivata l’ansia quotidiana: come tua madre sono davvero capace di sostenerti nei tuoi obiettivi? La mia generazione non fallisce forse proprio nel fare da modello per voi? Siamo noi madri Millennial, con tutte le nostre insicurezze, le nostre ambivalenze, la nostra visione del mondo incerta a cui affidarci, davvero in grado di corrispondere alle esigenze di voi figlie della Generazione Alpha, di essere adeguate alla vostra affinità tecnologica e alla vostra introversione?…

 …Voi osservate ogni giorno le vostre madri nel doppio carico tra lavoro e famiglia. Vivete le vostre madri ogni giorno come esauste e tese, dice Schulte-Markwort. E sì, purtroppo è chiaro: una vita così non la volete. E non posso che darvi ragione, a te e a tutte le figlie. La generazione della conciliabilità è stanca, indecisa e totalmente stressata…

…Tu senti frasi come: Datti da fare, studia molto e sii diligente a scuola, ma resta anche una bambina. Puoi truccarti, ma solo finché per te è tutto divertimento. Va bene se indossi un top corto, ma solo se è una dichiarazione. Leggi libri, ma non dimenticare di andare alle feste. Abbi molte amiche, ma ricorda che la scuola è il lavoro. Sii sicura di te e mostra tutto ciò che sai fare, ma non essere arrogante. Sii diligente, ma impara a rilassarti. Di’ ad alta voce la tua opinione, ma soprattutto sii una buona ascoltatrice. Sii femminista, ma non essere così ingenua da pensare che un’altra donna ti ceda il suo posto…

…Mi sorprendo a desiderare soluzioni semplici e a sognarmi nelle vesti di una moglie tradizionale. Allo stesso tempo preferirei morire piuttosto che rinunciare al mio lavoro…

 …Questo è così tipico della mia generazione: oscillare costantemente tra deliri di grandezza e totale dubbio su di sé… Per la mia generazione questa è in effetti una top skill…

…L’errore sta già nel termine girl power. Perché no, non il patriarcato doveva crollare – come oggi lo chiedono gli alphas e la Gen Z – ma noi ragazze Millennial dovevamo empower noi stesse. Non vedevamo quindi l’errore nel sistema, bensì nell’individuo. Eravamo noi l’errore…

 …Mai i bambini sono stati così vicini ai loro genitori come oggi…

 …Sei sempre stata ambiziosa, allo stesso tempo hai sviluppato poca tolleranza alla frustrazione, perché io per te ho sempre reso tutto possibile immediatamente…

 …Perché forse, Cleo, dovrei a volte imparare da te a conciliare tutte le contraddizioni nella mia testa e a vederle come la mia ricchezza e non come la mia debolezza…

…Ti auguro di non diventare timorosa, di non prenderti tutto troppo a cuore, di giocare e divertirti di più. Non alla console, ma nella vita. Che tu cada e poi ti rialzi. E che non ti importi se ogni tanto perdi. Un naso sanguinante può capitare, ma poi guarisce anche. Voglio che tu un giorno possa dirti questo da sola. Voglio vivere ancora molto con te. E ballare con te. Anche se probabilmente avrai ragione a trovarmi cringe. Ma noi millennials siamo sempre state uncool e cringe. Il famoso millennial cringe. Sono io in persona. Eppure tu mi sopporti comunque. Sono davvero fortunata.

La tua mamma

 

 

autore

Laura Lombardi

Scrittrice, con un passato televisivo. Coordinatrice dell’area culturale ed eventi. Madre separata di una figlia, sono curatrice, insieme con Raethia Corsini, del progetto smALLbooks. Per il sito scrivo per la sezione “Magazine” e “Diario d’Autori”. Condivido con Giuseppe Sparnacci il progetto “Riletture in chiave smallfamily”.

Sono nata nel 1962, scrivo e ho un’unica adorata figlia nata nell’anno 2000. Con Susanna Francalanci ho scritto alcuni libri per ragazzi pubblicati dall’editore Vallardi e il giallo Titoli di coda, per Eclissi editrice. Per parecchi anni ho lavorato come autrice televisiva, soprattutto in Rai, soprattutto con la vecchia RaiTre. Prima ancora c’era stato il periodo russo, quello in cui ho frequentato Mosca, l’Unione Sovietica e la lingua russa.Il canto, la ricerca attraverso il suono e la voce, il tai chi, sono gli strumenti privilegiati con cui mi oriento. Amo camminare, soprattutto nel silenzio denso di suoni dei boschi dell’Alta Valmarecchia, dove ho la fortuna di avere una casa che saltuariamente apro per ospitare incontri, corsi e altre iniziative: Croceviapieve. Vivo il progetto Smallfamilies come parte fondamentale del mio percorso evolutivo.

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