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2014, anno della conciliazione?

scritto da Erika Freschi

Se ne sente parlare da tempo, a livello istituzionale e non: il 2014doveva essere l’anno della conciliazione.

All’inizio del 2012 Coface (Confederation of Families Organizations in the European Union) ha lanciato la campagna“2014 Year of Reconciling Work and Family Life in Europe”: un’alleanza tra stakeholder interessati a lavorare sui temi della conciliazione e a fare lobby per ottenere la designazione dell’Anno Europeo; un fitto calendario di iniziative organizzate in diversi paesi.

Il 22 ottobre 2012 viene presentata al Parlamento Europeo la Dichiarazione scritta n. 32/2012 con la quale è richiesta ufficialmente la designazione del 2014 come Anno europeo per la conciliazione vita-lavoro.

Il 7 febbraio 2013 la Dichiarazione viene adottata dal Parlamento Europeo con 388 voti.

Il 13 dicembre 2013 Barroso, Presidente della Commissione Europea, ha risposto al Parlamento che nessuna tra le proposte pervenute per l’Anno Europeo 2014 ha ottenuto un consenso sufficientemente ampio tra gli stakeholder e che, essendo il 2014 un anno di transizione istituzionale importante, date le elezioni del Parlamento in agenda, la Commissione considererebbe più appropriato proseguire anche nel 2014 le azioni avviate nel 2013 per l’Anno Europeo della conciliazione.

… e oggi, a che punto siamo?

Come (laconicamente) affermato nel blog Coface: ad oggi “non c’è nessun Anno Europeo. Nessuno. Niente”.

È notizia che circola in rete in questi giorni: l’eurodeputata Patrizia Toia ha inviato una lettera alla commissaria europea Viviane Reding chiedendo dettagli circa la dichiarazione di quest’ultima sul fatto che le azioni e gli eventi dell’Anno Europeo dei Cittadini proseguiranno anche per il 2014. Ciò significa, di fatto, che per l’Anno Europeo dei Cittadini bisognerà attendere, come minimo, il 2015.

La sfida, a questo punto, consiste nel riuscire a non “perdere” il movimento di opinione e di lobby nato in funzione dell’Anno Europeo, che ha comunque (ri)aperto uno spazio interessante di riflessione e dibattito pubblico. Per le/gli “addetti ai lavori” non si tratta di temi nuovi, ma nuovo può essere il contributo di proposte e chiavi di lettura differenti.

Come Smallfamilies abbiamo certamente molto da dire su cosa significhi conciliare lavoro e vita familiare, su quanto le nostre vite quotidiane siano l’espressione stessa di tale dinamica.

Un primo spunto – se mai ce ne fosse bisogno – si trova proprio nel testo della Dichiarazione, dove viene affermato che “un migliore supporto sul piano delle misure di conciliazione consentirebbe a uomini e donne, all’interno di qualsiasi modello familiare, di esercitare più ampie opportunità di bilanciare lavoro e vita familiare, sulla base dei loro bisogni e delle loro preferenze individuali, contribuendo tra l’altro al raggiungimento di obiettivi più ampi delle policy europee”.

Parliamone.

autore

Erika Freschi

Sono laureata in filosofia, mamma di una bimba, compagna di un “pendolare della famiglia” come direbbe Istat. Lavoro come libera professionista in ambito conciliazione vita-lavoro e welfare. Cofondatrice di Smallfamilies®, collaboro su questi temi.

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