Abitare MAGAZINE

Case per famiglie a geometria variabile. Cercasi

Gisella Bassanini
scritto da Gisella Bassanini

Case per famiglie a geometria variabile, cercasi è un “annuncio” che abbiamo già lanciato oltre un anno fa, ottenendo consensi intorno al tema, ma poche segnalazioni di realtà flessibili come le intendiamo noi. Ci riproviamo a lanciare l’SoS, perché i tempi cambiano e con essi maturano idee, consapevolezze e quindi…hai visto mai?

Personalmente, in quanto smallfamily, da tempo sono interessata al rapporto tra due dimensione che solo in pochi e felici casi trovano a mio avviso una felice sintesi: da una parte, le trasformazioni sociali e i modi di abitare che nel tempo le comunità esprimono; dall’altra, il progetto della casa e dei servizi ad essa collegati.

Assistiamo a molti progetti, anche di recente realizzazione, il cui impianto tipologico non riesce a sganciarsi dall’idea novecentesca di famiglia: quella per intenderci costituta da un padre, una madre e magari due figli. Un modo di vedere standard e omologato che non corrisponde più alla realtà.

Sappiamo che molto del patrimonio edilizio invenduto è tale non solo per gli effetti devastanti della crisi che da anni stiamo vivendo (meno soldi, più precarietà lavorativa, meno mutui, risorse familiari dilapidate etc.) ma anche perché le case, progettate ex-novo o ristrutturate, raramente sono in grado di ospitare le società che cambia, in primis la famiglia. Non si adattano ai mutamenti delle attuali e diverse tipologie familiari, alle differenti stagioni della vita di chi le abita. Eppure, diverse sono oggi le taglie delle nostre famiglie e le forme di convivenza: coppie con figli, coppie senza figli, genitori soli con figli conviventi, single, anziani soli che convivono con chi si sta prendendo cura di loro, famiglie “ricostituite” (nuove coppie che convivono con i figli nati dalla precedente unione), lavoratori temporanei, studenti fuori sede, amici che condividono la casa per far fonte alle spese, figli adulti che ritornano a vivere con gli anziani genitori (caso molto diffuso a seguito di una separazione) etc.. Giovani e non più giovani.

Anche in Italia sempre più assistiamo al ritorno di forme di co-abitazione che fanno pensare ad un modo di abitare tipico del passato non necessariamente consanguinei. Le prime rilevazioni censuarie nel 1861 e 1871 riguardavano infatti i cosiddetti “focolari” e non distinguevano tra famiglie e convivenze. La definizione del censimento del 1871 recitava infatti: “Per famiglia […] si vuol intendere […] la convivenza domestica, sia abituale, sia precaria, di tutte quelle persone che mangiano, per così dire, assieme, e si scaldano al medesimo fuoco, o ciò che si suol chiamare un focolare. Là onde il servo che abita col padrone e dorme sotto il suo tetto, l’ospite, colui che trovasi alloggiato a dozzina e simili, concorrono a formare, insieme coi membri della famiglia naturale, il focolare. E di pari i soldati che vivono in uno stesso quartiere, gli alunni di un convitto, i ricoverati in un ospedale o in un ospizio, i detenuti di una casa di pena ecc. s’intendono formare un unico focolare insieme col loro capo e con gli assistenti e persone di servizio addetti allo stabilimento” (Istat, Le famiglie nei censimenti generali della popolazione, 2010, p.1). È nel 1881 che si decide di distinguere tra membri presenti conviventi sotto lo stesso tetto definiti “naturali” (quelli uniti tra loro da vincoli di parentela o affinità) o “estranei” (ospiti, dozzinanti – coloro che versano una quota in cambio dell’ospitalità-, domestici). Nei successivi censimenti le modalità di rilevazione delle famiglie vengono perfezionate, fino ad arrivare alla definizione del nuovo regolamento anagrafico (d.p.r. n. 229 del 1989) che all’articolo 4 recita: “1. Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. 2. Una famiglia può essere costituita da una sola persona”. Questa definizione è stata incorporata nel censimento del 1991 ed è stata mantenuta fino ad oggi. Nelle statistiche ufficiali oltre al termine “famiglia” vi è anche quello di “nucleo familiare” con il quale si intende: “un insieme di persone tra loro coabitanti che sono legate dal vincolo di coppia e/o rapporto genitore-figlio (sempre che il figlio sia celibe/nubile). Ciò significa che il nucleo familiare, a differenza delle famiglie, comprende sempre almeno due persone: una coppia, un genitore con figlio celibe o nubile. All’interno di una famiglia è dunque possibile trovare nessun nucleo (le persone sole, due sorelle, la madre che vive col figlio separato), un nucleo (una coppia, un nucleo monogenitoriale), due o più nuclei (per esempio due fratelli che vivono insieme con le rispettive mogli e i figli); è possibile individuare anche un nucleo e persone che non ne fanno parte: ad esempio l’anziano che vive nella famiglia del figlio con la nuora: il figlio e la moglie formano un nucleo, l’anziano è un componente aggregato al nucleo, quindi appartiene alla stessa famiglia del figlio ma non al suo nucleo familiare.” (Istat, La misurazione delle tipologie familiari nelle indagini di popolazione, 2010, p. 17).

A partire dagli anni Duemila tutte le indagini sulle famiglie vengono progressivamente armonizzate sulla relazione di parentela che permette la costruzione di ben 41 possibili forme familiari.

Al variare della composizione famigliare – che abbiamo visto essere molteplice e cangiante – e al variare dell’età cambiano anche le esigenze relative all’abitare. Ci vorrebbero “case flessibili” ma flessibili veramente. A volte ci servirebbe avere più spazio, altre volte si potrebbe abitare in spazi anche piccoli, essenziali. Dipende dalle circostanze della vita e dalle nostre condizioni, anche materiali.

La questione non riguarda ovviamente solo i progettisti. Quello che deve essere fatto è un grosso e radicale lavoro di rinnovamento, prima di tutto socio-culturale e conoscitivo, che coinvolga tutto il mondo che gira attorno all’housing: da chi progetta a chi costruisce, da chi finanzia e promuove interventi di housing a chi queste case un giorno li abiterà.

Quando noi di Smallfamilies parliamo “di case per famiglie a geometria variabile” intendiamo questo. La famiglia è cambiata ed è per questo necessario – urgente – ripensare gli spazi della nostra variegata quotidianità. Pensare a nuove tipologie abitative.

L’impresa non è facile, più semplice sarebbe cambiare casa quando questa non corrisponde più alle nostre necessità. Ma come si fa in un paese – il nostro – dove più di sette connazionali su dieci vivono in abitazioni di proprietà (il 73% dicono gli ultimi dati), una percentuale superiore alla media dell’Eurozona (66,6%) e dell’Unione Europea (70%). Come possiamo realizzare case per famiglie a goemetria variabile quando sappiamo che sono una piccola parte delle smallfamilies può acquistarne una? Ce lo dicono diverse indagini (l’ultima è quella condotta dall’operatore immobiliare RE/MAX in 16 Paesi europei). Facendo riferimento all’Italia, le coppie che cercano casa insieme sono il 35,4% . Il 18,2% è single mentre i genitori single con figli che affrontano un acquisto di un immobile sono solo nel 2,5% dei casi.

Le smallfamilies vivono in affitto e sovente con altri nuclei familiari (gli anziani genitori in primis).

Se da una parte va fatta una riflessione sulle tipologie, dall’altra vanno individuate le modalità attraverso le quali in modo sostenibile è possibile praticare, anche mediante piccoli interventi, quelle tanto desiderata flessibilità. Pensando alla casa come parte di sistema di servizi. E dunque, sviluppando un ragionamento su cosa serve ci sia al di là delle pareti domestiche per vivere con qualità la nostra vita: quali servizi, per fare cosa, quando e con chi.

Un nostro obiettivo è sollecitare una riflessione in tal senso e raccogliere “casi di case” che siano in sintonia con il tempo che stiamo vivendo. Cercheremo di segnalare progetti che a nostro avviso testimoniano questa nuova attenzione. In Italia anche su questo tema siamo all’inizio. Per questo chiediamo anche il contributo di chi ci legge. Segnalateci progetti che incontrate in giro per l’Italia e il mondo. Noi ne daremo notizia. Chissà che un giorno ognun* possa finalmente trovare una casa a propria misura, adeguata alla propria geometria.

autore

Gisella Bassanini

Gisella Bassanini

Presidente Smallfamilies®, architetta e ricercatrice, ho una figlia. Coordinatrice del progetto Smallfamilies®, seguo le aree: relazioni esterne, ricerca, policy e progettazione servizi. Per il sito scrivo su questi temi e per la sezione “Abitare”. Con Flavio Pellegrinuzzi mi occupo anche dei sondaggi online.

3 commenti

  • Cara Gisella, quanto scrivi è molto interessante e lungimirante, tuttavia, nella mia esperienza professionale, per lo più ho progettato case per coppie già con figli, case per coppie che nel futuro avrebbero avuto figli, case per persone divorziate che però prevedevano una futura struttura famiglia, chiamiamola per intenderci “tradizionale”, case per single e case per donne e uomini omosessuali. Premetto che opero questa distinzione di categorie culturali, omosessuali ed eterosessuali, perché ho verificato che esistono delle differenze di criteri progettuali che entrano in campo non solo a partire dal genere di identificazione sociale (le donne ad esempio nel processo progettuale partecipato risultano più presenti, pragmatiche, attente alla funzione delle cose, più coinvolte; i maschi invece si affidano maggiormente, delegano all’architetta con più facilità, sono particolarmente attenti all’estetica) ma anche in relazione alle categorie etero o omosessuale, ad esempio, i maschi gay che ho incontrato sul lavoro non sono neanche sfiorati dall’idea di procreare, e questo modifica profondamente il percorso progettuale. Ovviamente sottolineo che sto parlando della mia parzialissima esperienza professionale, e aggiungo che nella mia micro statistica, per quanto riguarda la committenza omosessuale, per lo più le donne erano in coppia e pensavano di coabitare, quindi la casa veniva progettata per due persone; invece i maschi, anche se in coppia, non pensavano di coabitare, quindi la casa veniva progettata per un single. In effetti non mi sono mai trovata a progettare una casa “flessibile”, se per “flessibile” intendiamo quello che dite voi di sf, ovvero una casa modificabile in seguito a un possibile divorzio; un progetto è di per sé un insieme di idee lanciate oltre il sé, passibili di cambiamento, ma a nessuno piace pensare di acquistare e ristrutturare la casa in vista di un matrimonio che potrà capitolare in un divorzio. Quindi, nella norma ancora oggi l’”occhio lungo” sul futuro viene messo in campo solo in relazione a eventi considerati costruttivi e vitali, come il possibile arrivo di una figlia o un figlio, ma non su possibili “rotture”, ossia su ciò che socialmente viene ancora considerato il fallimento di un progetto di famiglia eterosessuale. Il problema è che siamo ancora culturalmente “vittime” di un modello sociale che ci continua a imporre la coppia chiusa, fusionale, e l’amore romantico, assoluto ed eterno, malgrado l’evidenza dei fatti. Eppure basterebbe poco, certamente, avendo a disposizione lo spazio necessario, basterebbe prevedere in ogni casa “una stanza tutta per sé” per ciascuna persona che la abita, più gli spazi collettivi da condividere: soggiorno, cucina, bagno, lavanderia, ma questo presupporrebbe anche l’acquisizione di una profonda civiltà nelle modalità delle relazioni tra due soggetti che scelgono di coabitare, pur avendo rescisso il contratto matrimoniale, insomma è necessario risvoltare lo sguardo per non pensare che la persona che ci ha lasciati, o che abbiamo lasciato, ci sia nemica. Inoltre, presuppone anche un’equa ripartizione del lavoro di cura, o anzi, nel caso specifico, l’assunzione della responsabilità della cura da parte di tutte le persone che abitano quel determinato spazio in condivisione con altre persone. In sintesi, non ho tra le mani esempi concreti sui quali ho lavorato nella prospettiva di sf, sicuramente però sono convinta, da femminista e da architetta, che per creare un mondo nuovo, nel quale tutte, tutti e tutt* abbiano cittadinanza compiuta, la “rivoluzione” dovrebbe partire proprio dalla forma casa e dalla forma famiglia, con un lavoro sinergico e partecipato tra le e i committenti e i e le professioniste, attraverso un’osservazione attenta della realtà concreta e non a partire da modelli ereditati, preconfezionati e imposti dall’alto, consapevoli piuttosto che ciascuna persona si modifica giornalmente e quindi nulla, neanche la coppia, può restare immutata per sempre, solo in questo modo i pensieri possono volare in libertà, andare oltre, e possono riuscire a inventare spazi da abitare confortevoli e congeniali alle nuove forme “trasformiste” di aggregazione tra i corpi. Quindi grazie per questo vostro progetto che già disegna una parte del percorso. Un grande abbraccio, Sara Catania Fichera

  • Buongiorno Sara, ho letto con interesse il suo commento e, in attesa di avere una risposta anche da Gisella, mi permetto di aggiungere qui alcune considerazioni. Lei scrive infatti “se per flessibile intendiamo quello che dite voi di sf, ovvero una casa modificabile in seguito a un possibile divorzio” e poco più in là aggiunge “ “l’occhio lungo sul futuro viene messo in campo solo in relazione a eventi considerati costruttivi e vitali, come il possibile arrivo di una figlia o un figlio, ma non su possibili “rotture” “.
    Ecco. Non credo sia corretto che passi questa idea che noi di Smallfamilies intendiamo che sia necessario lavorare e avere “occhio lungo”, in campo architettonico o altro, soltanto nell’ottica che una famiglia si possa rompere, sfaldare, o comunque che abbia di fronte a sé un destino di segno negativo. Noi di Smallfamilies al contrario ci sforziamo e questo è anche l’intento di questo post, di sottolineare come le Famiglie siano in costante trasformazione ed evoluzione. Tutte le Famiglie, quelle cosiddette tradizionali pure, considerato che i figli arrivano, ma poi anche crescono e escono dalla casa dei genitori. Le trasformazioni avvengono comunque, sia perché qualcosa arriva, include novità, nuova vita, nuovi compagni, riaccoglie i genitori anziani in casa etc etc sia perché qualcosa se ne va, i figli che diventano grandi, una morte non prevedibile, una morte prevedibile per l’età della persona, e perché no anche una separazione o un divorzio. Che è solo uno dei possibili casi di trasformazione.
    Noi di Smallfamilies siamo contro ogni visone limitata che considera un nucleo “normale” e gli altri anormali e diversi. Siamo contro le categorie, le barriere e le suddivisioni ideologiche. Ci siamo assunto però il ruolo di “osservatori” e come tali non possiamo che ribadire il concetto iniziale: tutto si trasforma, per tutti, in archi di tempo verosimilmente diversi, in modi diversi, ma accade per tutti. Per tutte le Famiglie. In questo bisognerebbe essere lungimiranti. Grazie molte per avere commentato. E’ una rarità, mentre per noi è estremamente interessante poter avere uno scambio diretto.
    Laura Lombardi (vicepresidente Sf)

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