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Famiglie non tradizionali: ecco quanto pesano sui ricavi delle aziende

scritto da Gisella Bassanini

Commenti, critiche, valutazioni pro e contro: l’intervento di Barilla (“Mai uno spot con famiglie gay”), seguito poi dalle scuse, ha scatenato di tutto sulla stampa e in internet . Ma ciò che davvero è emerso da un tale putiferio è un dato importante che non può essere ignorato: la famiglia tradizionale, come obiettivo di mercato e dei consumi, è sempre più in via d’estinzione.

Si parla infatti di un giro d’affari tra single e gruppi di monogenitori di oltre 17 miliardi di euro, che pesano indubbiamente sui ricavi dei gruppi alimentari. In un articolo apparso su panorama.it il 30 settembre scorso, firmato da Cinzia Meoni, il sociologo Italo Piccoli dell’Università Cattolica di Milano ricorda come “un uomo, una donna, due o più figli con i nonni che prendono parte alle attività della famiglia è di certo nell’immaginario collettivo il quadro della famiglia tradizionale, risalente però agli Anni ’60. Un’aspirazione, forse, di certo non la realtà dei fatti”.

La realtà è cambiata. Stando agli ultimi dati Censis (2011) i nuclei con sei e più componenti sono cesi dell’8%, del 18,2% quelli con cinque elementi e del 3,4% i nuclei di quattro. In ascesa sono invece i single (+38,9%) e le coppie senza figli (+20,6%). Sono ben 12 milioni di italiani quelli che vivono nelle “nuove forme famigliari”: le famiglie non tradizionali sono il doppio rispetto al 1998. Di questi 7 milioni sono single (2 milioni in più di dieci anni fa), 2,2 milioni i monogenitori e gli altri appartengono a unioni libere. In Italia, la media dei componenti di un nucleo è di soli 2,4 elementi. I monogenitori, che secondo i dati Istat 2011 spendono in media 2.380 euro al mese, valgono 5,3 miliardi di euro al mese.

Ci sono poi le famiglie senza figli a carico, per le quali la spesa pro capite mensile è ben più elevata rispetto ai nuclei numerosi. Per quanto riguarda i single, secondo dati Eurispes la spesa media mensile di una persona che vive da sola è pari a 1.755 euro (1.491 a inizio millennio) con un potere di acquisto complessivo mensile quindi di 12,3 miliardi. Più in dettaglio, secondo i dati Censis, i single spendono 320 euro al mese per gli alimentari (253 euro nel 2001), ben il 71% in più di chi sta in famiglia.

(photo: Debbie Smith)

autore

Gisella Bassanini

Docente e ricercatrice, ho una figlia, Matilde Sofia. Coordino le attività di  Smallfamilies aps di cui sono fondatrice e presidente.  Seguo in particolare  l’area  welfare e policy, le questioni legate all’abitare e per il nostro Osservatorio mi occupo dello sviluppo  di  progetti di ricerca sulle famiglie monogenitoriali e più in generale sulle “famiglie a geometria variabile”.

Abito a Milano (città che amo) e, dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano,  ho trascorso molti anni  impegnata  in università (dottorato di ricerca, docenza, scrittura di libri) e nella libera professione (sviluppo di processi partecipativi,  piani dei tempi e degli orari della città, approccio di genere nella progettazione architettonica e nella pianificazione urbana). Ora insegno materie artistiche nella scuola pubblica e continuo nella mia attività di studio e ricerca in modo indipendente. La nascita di mia figlia nel 2001 ha trasformato profondamente (e in meglio) la mia vita, nonostante la fatica di crescerla da sola. Da allora, il desiderio di fare qualcosa per-e-con chi si trova a vivere una condizione analoga è diventato ogni giorno più forte. Da questa voglia di fare e di condividere, e dall’incontro con Michele Giulini ed Erika Freschi, è nata Smallfamilies aps, sintesi ideale della mia storia personale e del mio percorso professionale.

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