STORIE

Giorgia e Bianca: “piccole” donne crescono

Sf storie
scritto da Sf storie

La nostra storia comincia quattro anni fa a Bologna, in una bella sera d’autunno durante un concerto di Paul & Fritz Kalbrenner, leggera come quella Sky & Sand*, una canzone di castelli nel cielo e nella sabbia. I castelli nel cielo e le promesse poche e tutte infrante, no non con te amore mio, ma con lui.

Doveva continuare a viaggiare, a fare le cose di tutti i giovani/di tutti i giorni..eravamo indipendenti economicamente, ma lui non abbastanza per dare la sua eredità.. che avrebbe voluto gettare in una lussuosa clinica fiorentina.
Non sarò io a giudicarlo ai tuoi occhi, ma saranno i tuoi a valutare. Io lo faccio ogni giorno con tutte quelle risate che mi regali e che lui si perde. Tutte le nostre risate, amore mio, che tuo padre ha deciso in coscienza di non godersi. Perché sei ottimista e curiosa come me, ma anche caparbia e aspra come lui.
Ricordo la tua nonna che in un gennaio bolognese, con la leggera premura delle mamme, mi suggerì in una telefonata dai toni scherzosi di verificare quella strana inappetenza.. non sarai mica incinta?! Ma no figurati, io che prendevo pure la pillola! io che andavo a correre tutte le mattine! io che avevo dei ritmi tanto stressanti..
Eccome se c’eri! con quel battito tanto forte che, alla successiva visita ginecologica, chiesi se fosse solo una o dei gemelli.
Da lì non ti nego che seguì il mese e mezzo più incasinato e tormentato della mia vita. Con picchi di bassezza e lirismi mai visti prima. Forse merito degli ormoni, ma ricordo di aver studiato intensamente il Ddl del lavoro di quell’anno,
consultato avvocati per capire cosa ne sarebbe stato in primis della mia vita, dovendo fare da garante per un altra.
Tuo padre scomparve dal terzo mese di gravidanza per non farsi più vivo, avevamo la stessa età, lavoravamo entrambi,
lui veniva da una famiglia molto più agiata e forse per questo ben più attenta al numero di eredità da dividere.
Lui mi chiese di interrompere la gravidanza… io se voleva essere padre.. e visto che la parola “eredità” aveva due significati totalmente diversi, nonostante parlassimo entrambi italiano, non trovammo più nient’altro da dirci.
I mesi della gravidanza furono piuttosto interessanti, continuai a fare la mia vita e il mio lavoro di fotografa fino al settimo mese, informandomi dal punto di vista nutrizionale scoprivo di giorno in giorno come tu mi aiutavi a migliorarmi.
Ricordo di non aver mai avuto pelle e capelli così belli come in gravidanza.
Poi traslocai e per chi non arriva ad allacciarsi una scarpa, vi lascio immaginare cosa significò inscatolare quattro anni di vita e ritornare in Sardegna.
Quando cominciai questo viaggio temevo la solitudine, in realtà mi trovai con tutti gli altri: le premure dei colleghi, gli amici,la gravidanza gemellata col piccolo Diego, i vicini di casa e pure gli estranei che mi agevolavano dove potevano e che ancora si tengono informati!
Non sofrii neanche le nausee e tu eri tanto sana che i medici mi autorizzarono a farti nascere col parto in acqua,
la nonna restò lì tutta la notte e ti accolse allo stesso modo con cui accolse la notizia mesi prima. Non stava nella pelle, saranno state le sue precedenti gravidanze, o il suo modo di accogliere la vita senza incertezze: eri già la sua bambolina morbida.
Paure ci son state e ci saranno, essere genitore è come avere un tatuaggio sulla faccia, è una scelta direi piuttosto visibile: dalle occhiaie, al momento in cui si deve rimproverare, per non parlare dell’inserimento scolastico..
Ricordo i primi giorni di scuola materna, ci guardavamo con gli altri genitori come se fossimo in trincea e con gli occhi lucidi, come se avessimo appena fatto un’atrocità nel lasciare così i propri piccini in balia di chissà quali turbamenti.
Non credo si nasca buoni genitori, credo lo si diventi un po’ alla volta, con un lungo processo di confronto e dedizione.
E poi una mattina tua figlia ti sveglia, con le sue manine ti carezza, ti dice col suo più bel sorriso assonnato: “Buongiorno Mamma, mi sei mancata, ma non preoccuparti, io ti ho sognato! ” e sai che va bene così.
Durante il giorno
Mi troverai sempre al tuo fianco
mentre cerco di fare del mio meglio
e mentre cerco di far andare tutto bene
quando niente andrà per il verso giusto
sarà solo mia la colpa
ma questo non mi farà stare male
perché tu mi fai splendere..
E costruiremo castelli
nel cielo e nella sabbia
*(paul kalbrenner, sky and sand)
Giorgia Corti, classe 1987, è una fotografa e ha un progetto in giro per il mondo per realizzare un libro sulle madri soli. Gli scatti saranno raccolti in un libro e la particolarità è che dietro l’obiettivo ci sarà lei, ma anche la sua bambina di tre anni “perché desidero vedere la realtà anche attraverso i suoi occhi” dice Giorgia. Per realizzare questo progetto sta raccogliendo fondi con il crowdfunding. Visita la pagina web del progetto.

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È il team che si occupa di raccogliere e pubblicare le storie scritte direttamente dai protagonisti, che non sempre desiderano svelare la loro identità. Se vuoi mandarci la tua storia scrivi a info@smallfamilies.it, allega una fotografia e una liberatoria in caso di foto di minori oppure specifica che desideri l'anonimato.

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