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Jobs act: il lavoro secondo Matteo Renzi

Ilaria Zanesi
scritto da Ilaria Zanesi

Jobs act ovvero il lavoro secondo il premier Matteo Renzi è entrato in vigore (legge n. 183/2014) il 16 dicembre 2014 e subito dopo il Governo ha presentato i primi due decreti sulle cinque sfere che vanno a interessare la riforma del lavoro e su cui l’esecutivo ha ricevuto il mandato dal Parlamento di dettare la disciplina, in virtù del meccanismo della legge delega. In particolare il 24 dicembre scorso il governo del premier Matteo Renzi ha presentato due schemi di decreto, uno inerente i licenziamenti e l’altro sulle modifiche all’indennità di disoccupazione, o Aspi, così come è nota dal 2012.

Ora i decreti sono approdati entrambi in Parlamento e qui dovranno ricevere il parere delle competenti commissioni parlamentari, in questo caso le commissioni Lavoro di Senato e Camera. Una volta che i due decreti avranno chiuso il passaggio alle Camere, verranno pubblicati nella Gazzetta Ufficiale ed entreranno in vigore a partire dal giorno immediatamente successivo. E così il Jobs act prenderà forma concreta.

Ecco la sintesi delle cinque deleghe del Jobs act alle quali verrà data vita entro sei mesi. Questi i punti:

  • delega in materia di ammortizzatori sociali, finalizzata a razionalizzare le forme di tutela esistenti, differenziando l’impiego degli strumenti di intervento in costanza di rapporto di lavoro (Cassa Integrazione) da quelli previsti in caso di disoccupazione involontaria (ASpI). Lo scopo è quello di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori, con tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, nonché di razionalizzare la normativa in materia d’integrazione salariale;
  • delega in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, avente lo scopo di riordinare la normativa in materia di servizi per il lavoro, per garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politiche attive del lavoro su tutto il territorio nazionale, razionalizzando gli incentivi all’assunzione e all’auto-impiego. La delega prevede, in particolare, l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione (con competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI, con il contestuale riordino degli enti operanti nel settore) e il rafforzamento dei servizi per l’impiego, valorizzando le sinergie tra servizi pubblici e privati; si prevedono, inoltre, la valorizzazione delle funzioni di monitoraggio e valutazione delle politiche attive per il lavoro e interventi di semplificazione amministrativa in materia di lavoro e politiche attive;
  • delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti, per conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, al fine di ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese. In particolare, si vuole diminuire il numero di atti amministrativi inerenti il rapporto di lavoro, attraverso specifiche modalità (ad es. l’unificazione delle comunicazioni alle P.A. per gli stessi eventi, l’obbligo di trasmissione di dati tra le diverse amministrazioni, l’abolizione della tenuta di documenti cartacei e la revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino);
  • delega in materia di riordino delle forme contrattuali e dell’attività ispettiva, finalizzata a rafforzare le opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro e a riordinare i contratti di lavoro vigenti (e superamento di alcuni di essi) per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo, nonché a rendere più efficiente l’attività ispettiva. La previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio; l’introduzione, anche in via sperimentale, del compenso orario minimo; la ridefinizione della disciplina vigente in materia di mansioni (con la possibilità di “demansionamenti”) e controllo a distanza dei lavoratori;
  • delega in materia di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, avente lo scopo di garantire adeguato sostegno alla genitorialità e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori. A tal fine si prevede, in particolare, l’estensione del diritto alla prestazione di maternità alle lavoratrici madri cd. “parasubordinate”; l’introduzione di un credito d’imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, che abbiano figli minori o disabili non autosufficienti (al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo) e l’armonizzazione del regime delle detrazioni (dall’imposta sui redditi) per il coniuge a carico; la promozione del telelavoro; l’incentivazione di accordi collettivi volti a facilitare la flessibilità dell’orario di lavoro e l’impiego di premi di produttività; la possibilità di cessione dei giorni di ferie tra lavoratori per attività di cura di figli minori; la promozione dell’integrazione dell’offerta di servizi per le cure parentali forniti dalle aziende e dagli enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona.

autore

Ilaria Zanesi

Ilaria Zanesi

Avvocata del diritto del lavoro, mamma di Davide e Matteo: insieme al loro papà conciliamo con fatica e successo la vita di genitori e liberi professionisti. Per Smallfamilies risponde a domande e offre spunti in materia di diritto del lavoro.

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