Diritti e Doveri

Mai come ora saper collaborare nei conflitti è importante

scritto da Cristina Mordiglia

L’eccezionale e drammatica emergenza nella quale ci “ritroviamo” a vivere e cercare di convivere dovrebbe forse sollecitarci a comprendere quanto COLLABORARE sia utile, necessario e, talvolta, proprio indispensabile.

Da qualche settimana ci troviamo anche in un momento in cui l’accesso all’Autorità Giudiziaria è negato perché, come tutto il resto, bloccato dall’emergenza nazionale che ci ha catapultato, da un giorno all’altro, in una realtà che mai avremmo immaginato potesse esistere; una realtà che non conosciamo, che ci spaventa e che temiamo di non poter governare. Non sappiamo neppure, se e quando, questa situazione avrà fine.

È come se questa emergenza, in cui il nemico, cosi pericoloso per le nostre vite, è fuori di noi, ci abbia uniti contro di lui, e ci abbia imposto, con una terapia d’urto, di cambiare. Come se l’esperienza traumatica che stiamo vivendo stia portandoci a distrarre la nostra rabbia dai precedenti e forse precostituiti nemici esterni per spingerci invece alla ricerca della comprensione dei nostri limiti, debolezze, fragilità e contraddizioni, e forse anche ad una maggiore assunzione di responsabilità individuali.

Abbassare il tasso della “piccola ostilità” futile verso l’altro costituisce oggi una delle necessità più utili ed impellenti.

Ma collaborare non è facile. Significa affrontare i problemi e non evitarli, far convivere idee e comportamenti diversi, ascoltare i bisogni degli altri e tenerli in debita considerazione, mettere d’accordo idee e vissuti che paiono spesso inconciliabili e fare coesistere interessi contrastanti. Significa in poche parole uscire dalla nostra zona di confort, che abbiamo strenuamente difeso e nella quale ci adagiamo da tempo, magari anche lamentandoci, e provare, con impegno e fatica, a cercarne una nuova, più adatta ai tempi e alle esigenze, personali e collettive, di questa che parrebbe una nuova epoca.

In questa situazione ben possono entrare in gioco quei professionisti che già da tempo hanno fatto una scelta che va in questa direzione, riconoscendo, molto prima che un’emergenza li costringesse a farlo, che qualcosa nelle modalità con cui venivano affrontate le conflittualità, soprattutto familiari, i loro rapporti sottostanti e le auspicate soluzioni, non andava. Si sono messi a cercare ed hanno trovato nell’imparare a negoziare ed a collaborare la strada che hanno iniziato da tempo a percorrere.

Mai come in questo periodo infatti la formazione collaborativa e i nuovi strumenti messi a punto dai professionisti collaborativi possono essere utili per aiutare le persone ad affrontare l’inquietante incertezza che stanno vivendo, gli inevitabili nuovi e diversi conflitti, talvolta generati da situazioni già in atto oppure generati proprio dalla forzata convivenza che questo periodo ci impone. Nella tragedia immane che stiamo vivendo, io credo che questa formazione e nuove capacità stiano diventando una grande opportunità per aiutare le persone in conflitto a fermarsi a pensare, ad osservare se stessi e l’altro, magari per ricostruire una  scala di valori appositamente riveduta e corretta su quello che si è ora, sui nuovi bisogni del momento e sul futuro possibile e desiderato, partendo da quello che è successo e sta succedendo.

Fare questo lavoro con i clienti non è però cosa da poco.

Comporta che si sia condotto un approfondito lavoro su sé stessi per essere pronti a meglio interagire con gli altri, partendo da una particolare accoglienza del cliente in grado di offrirgli la possibilità di comprendere che il conflitto può essere un’occasione per aprirsi ed indagare, accompagnato da professionisti esperti, i propri reali bisogni. Comporta d’essere in grado di costruire un rapporto di fiducia con il cliente tale da consentirgli di abbassare la guardia, di sentirsi in un luogo sicuro nel quale poter scegliere di mostrarsi per quello che si è, debolezze e rigidità comprese.

L’avere poi intorno a sé saperi  diversi, appositamente individuati sulla base delle necessità di quel particolare conflitto, saperi  che hanno imparato ad interagire senza prevaricarsi, ma arricchendosi l’un l’altro, con l’unico scopo di mettere a disposizione le proprie competenze per il gruppo, che lavora insieme con un unico obbiettivo comune, è un valore inestimabile che un’accurata formazione alla Pratica Collaborativa  può offrire.

Insomma un lavoro centrato sulla cura e sul sostegno, sulla capacita di attivare nelle persone il desiderio di guardare avanti per creare da sé il loro nuovo futuro. Un lavoro volto a rafforzare la capacità di resistere, anche in un momento così difficile, psicologicamente ed economicamente, partendo dai legami più forti che pare si stiano riaffermando nella coppia, separata o meno che sia, tra genitori e figli, tra amici e anche tra vicini di casa.

Questa emergenza potrebbe forse insegnarci a pensare al “noi”.

In questo contesto, la capacità dei professionisti collaborativi di ascoltare le emozioni e le fragilità delle persone, insieme e forse prima del resto, intendendo per resto il contenuto di ogni specifico sapere professionale, diventa oggi la loro inestimabile forza. Una forza che consente loro, nel contesto di incertezza e difficoltà che tutti stiamo vivendo, di muoversi con sicurezza anche al di fuori delle tradizionali certezze dei singoli saperi, traendo la propria forza dalle nuove, straordinarie e ora indispensabili, competenze collaborative che li caratterizzano.

 

NOTE:

L’immagine che accompagna il post è un’opera dell’artista è designer tedesca Gunta Stölzl

Questo post è stato pubblicato anche sul sito https://praticacollaborativa.it

autore

Cristina Mordiglia

Curatrice del libro “Pratica collaborativa, approfondiamo il dialogo” di J. Nancy Cameron (Bruno Mondadori 2016), sono avvocato milanese con esperienza trentennale in ambito del diritto di famiglia e civile in generale. Pur utilizzandoanche i metodi tradizionali per affrontare il conflitto familiare, mi sono formata alla Pratica Collaborativa e sono impegnata per la diffusione in Italia di questo metodo innovativo, finalizzato a valorizzare le persone come risorse attive nell'ambito del loro conflitto. Sono mamma di due figli in una famiglia allargata, direi ben riuscita, ed ora nonna di quattro nipoti. Per Smallfamilies@ scrivo nella sezione Diritti e Doveri.

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