STORIE

Maria e Beatrice

Sf storie
scritto da Sf storie

Mi chiamo Maria. Ho 41 anni. Ho sempre creduto che la famiglia fosse tutto nella vita. Ho improntato tutte le mie scelte scolastiche e lavorative sulla costruzione di una famiglia. Il mio unico grande sogno, solo la famiglia.

Dopo la laurea, dopo qualche storia sbagliata, finalmente incontrai l’uomo giusto. Dolce, premuroso, sensibile. Come me credeva negli ideali della famiglia improntata sull’onestà, la fiducia, i sacrifici e l’amore. Ci sposammo dopo solo un anno di fidanzamento e mi trasferii nella sua regione natia.

Purtroppo il frutto del nostro amore tardava ad arrivare. Ogni mese le mie speranze disilluse, visite dopo visite, analisi che non finivano mai, la mia tristezza ma sempre il suo incoraggiamento. Dopo tre anni di ricerca, un test positivo. Mesi di speranze e di paure davanti a medici che dicevano che il rischio d’aborto era molto elevato. Lui sempre lì con me e la sua bambina. Lui che non mancava a una visita e che si commuoveva a ogni ecografia. La nostra piccola nacque con parto naturale alla 41+2. Eravamo felici. Finalmente ero riuscita a coronare il mio sogno. Avevo la famiglia che avevo sempre desiderato. Una sera, dopo tre settimane dal parto, mentre io ero a letto con la piccola, lui mi chiama per avvisarmi che non stava molto bene. Chiamai il 118 ma lui impiegò meno di 60 secondi ad andare via. Infarto fulminante fra le mie braccia. Aveva 37 anni. Io 38.

Lui era andato via e io non avevo altra alternativa che essere forte. Mi recai nella stanza dove dormiva la piccola, la osservai e presi atto che eravamo rimaste sole. Lei era piccola e indifesa ed era (ed è) il pezzo più bello di sé che poteva lasciarmi. Dovevo proteggere lei. Lei non aveva colpe. Non avevo tempo per lasciarmi andare al dolore e alla disperazione. Molti familiari erano impossibilitati ad aiutarmi per motivi geografici, altri per motivi di salute, altri ancora per motivi lavorativi, altri per menefreghismo. Non avevo alternativa. Con il mio frugoletto di pochi giorni iniziai le trafile burocratiche conseguenti al decesso e iniziai la mia vita da famiglia monogenitoriale.

Crescere una figlia da sola è dura (anche i miei suoceri sono deceduti), i sacrifici, le preoccupazioni sono concentrate su una persona sola. Compiti più pesanti quando non ci sono, neanche, nonni vicini e in salute sui quali poter contare. Un’altra insidia, della quale sento parlare di meno ma che sto sperimentando sulla mia pelle, è quello della solitudine sociale. Le famiglie tradizionali composte da papà, mamma e figli, spesso sono poco propense a invitare a riunioni familiari e/o semplicemente a mangiare con loro una pizza una vedova con figlia piccola.

I single senza figli hanno altri interessi come locali, far tardi la sera, cercare giustamente partner, poco interessati alle problematiche di una mamma che (se ha la testa sulle spalle) ha altre esigenze rispetto a orari e locali. Se una mamma separata può lasciare il proprio figlio al papà per coltivare altri interessi senza togliere una presenza genitoriale, io non posso perché non c’è un papà. Per me è stato difficile crearmi amicizie e uscite consone alla mia situazione familiare. Penso che i figli vadano lasciati a baby sitter o parenti solo per le urgenze e non per i divertimenti personali.

La solitudine è dura ma sono fermamente convinta di non potermi permettere neanche sbagli sentimentali che avrebbero ripercussioni sulla quiete familiare, e di stare attenta nella scelta di un eventuale futuro compagno. È difficile trovare un uomo consono a una situazione familiare precostituita e con valori ben delineati. Poi l’asilo, le riunioni, quando si vedono tanti bei genitori uniti e io da sola. Non mi resta che ingoiare il boccone amaro, mettere da parte la sofferenza e andare avanti. Eppure, ogni volta che affronto una nuova difficoltà, sola con l’amore di mia figlia, mi sento più forte. Nonostante tutto sono felice perché fare il mestiere di mamma era la cosa che desideravo di più al mondo, e perché l’amore di un figlio non ha eguali.

Maria e Beatrice

autore

Sf storie

Sf storie

È il team che si occupa di raccogliere e pubblicare le storie scritte direttamente dai protagonisti, che non sempre desiderano svelare la loro identità. Se vuoi mandarci la tua storia scrivi a info@smallfamilies.it, allega una fotografia e una liberatoria in caso di foto di minori oppure specifica che desideri l'anonimato.

lascia un commento

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato sulle novità

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi