Non sapevo nulla di lei. Forse in passato mi era arrivata giusto l’eco del suo nome. Invece, a Palazzo Fortuny a Venezia, dove sono arrivata attratta da un’altra mostra, ecco la scoperta: Romaine Brooks.
Questa mostra è stata un vero dono: ritratti, foto e soprattutto disegni, opere forti, cariche di emozioni, opere che rimangono nell’occhio e nelle pieghe dell’anima a lungo. Una folgorazione.
Nata nel 1874 e morta quasi centenaria nel 1970, Romaine Brooks produsse molto soprattutto nei primi tre decenni del secolo. E guardando le sue opere, i suoi disegni così particolari, dal tratto così personale, davvero ci si stupisce che poco se ne sappia. Ma subito dopo viene facile immaginare che il motivo sia semplice. Era una donna. Ricchissima, disinibita, sfrontata, senza remore, sessualmente attratta dalle donne oltre che dagli uomini, vissuta a contatto con praticamente tutte le personalità del mondo intellettuale-artistico dei primi decenni del Novecento, ma donna. Che nonostante tutto, aveva sentito la necessità di un matrimonio di copertura con un uomo di cui mantenne il cognome per tutta la vita, John Brooks.
Bèatrice Romaine Goddard era nata a Roma da genitori americani che si separarono quando lei era ancora neonata.
E se una parola chiave, considerando la sua biografia, è certamente fascino – il fascino della sua figura, della sua incredibile vita avventurosa, della sua audacia, il fascino delle persone che ha ritratto, il fascino di un’epoca che ha vissuto la sperimentazione continua, il fascino del suo inconfondibile tratto – esiste per lei un’altra parola chiave, ed è: dolore.
Romaine aveva una sorella maggiore di due anni e un fratello maggiore di sette. Ma la madre, stravagante, ricchissima e colta, era una madre anaffettiva, dominatrice, totalmente dedicata al figlio maschio, di angelica bellezza, ma afflitto da una grave forma di demenza precoce.
La madre era una donna inquieta che viaggiò in continue peregrinazioni fra l’America e l’Europa portandosi appresso figli e governanti e chiudendosi sempre più in una forma di amore esclusivo per il figlio e di parallela insofferenza verso l’ultimogenita.
Romaine bambina si sentì quindi perennemente rifiutata, osteggiata, scomoda. E si rifugiò nel disegno. Ma la madre non apprezzava. E distruggeva.
Romaine continuò. Continuò per molti anni. E i suoi disegni sono palesemente lo specchio di un’ossessione, sono forme date a degli incubi, sono disegni che lei stessa definì ‘”subconsci”, generati quasi senza coscienza dell’atto.
I suoi disegni sono forme che prendono vita da un tratto unico di matita che non si stacca mai dalla pagina e che va a chiudere le forme stesse come dentro una cellula. Sono, appunto, cellule chiuse di dolore, ma anche di ironia e di mistero che si esprimono con una forza e una violenza davvero rare.
Guardando le date di quei disegni non ci si crede. Non obbediscono a nessuna convenzione formale e sono quindi in anticipo su tutti i movimenti d’avanguardia. Ci si stupisce, appunto, di non averne saputo nulla finora.
Romaine Brooks disegnò, ma anche dipinse. Ritratti.
Dopo avere studiato in collegi fra America e Europa, nel 1895 Romaine ottenne dalla madre uno stipendio mensile e partì per Roma dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, ma essendo l’unica ragazza, abbandonò presto la scuola perché infastidita dagli altri studenti maschi.
Poi ci furono Capri, Parigi, la Svizzera e in questo periodo denso di incontri e di sperimentazioni Romaine si dedicò soprattutto alla ritrattistica.
Nel 1902, in seguito alla morte del fratello e subito dopo della madre, lei e la sorella ereditarono un patrimonio enorme che le garantì da quel momento in poi indipendenza economica a vita.
Romaine Brooks visse poi fra Parigi, New York, Firenze, Nizza. E morì quasi centenaria nel 1970.
Incontrò, frequentò, fotografò e ritrasse a olio tutto il milieu cosmopolita intellettuale e artistico dei primi decenni del Novecento, tra cui anche Gabriele D’Annunzio, Jean Cocteau, Ida Rubinstein e molti altri.
Visse relazioni amorose con uomini e donne, ma fu compagna quasi tutta la vita di Natalie Clifford Barney con la quale non convisse mai, ma con cui condivise una casa a Beauvallon, nel sud della Francia.
Romaine Brooks fu un vero talento artistico. La sua modernità è straordinaria.
Era donna ed era una smallfamily. Non ci stupisce, appunto, che della sua vita e della sua arte sia stato scritto poco finora.
Questa mostra stupenda è un grande contributo alla storia dell’Arte e del Costume.
Da non perdere.
La mostra è stata fortunatamente prorogata fino al 1 maggio 2016. Qui tutte le info.