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Smallfamilies svedesi: aiuti economici, servizi psicologici e tante attività sociali

scritto da Smallfamilies

Tutto cominciò quasi vent’anni fa. Esattamente nel 1994, quando sulla Svezia si abbatté una pesante crisi economica che durò un biennio. E le smallfamilies svedesi ne risentireno più di tutti. Fu in quel contesto che l’esigenza di fare rete divenne una questione vitale. Così, nel 1996, a Stoccolma nacque “Makalösa Föräldrar – Remarkable single parents” (genitori single straordinari).

Un’associazione, finanziata quasi esclusivamente dal dipartimento di scienze sociali del governo, che ha come obiettivo principale quello di fare in modo che le famiglie monogenitoriali godano della stessa qualità di vita di quelle “tradizionali”. Come? Facendo rete, per rendere più forti i genitori single, ma anche lavorando a livello culturale, perché le smallfamilies abbiano maggiore visibilità nella società. “Oggi le famiglie con due genitori hanno aumentato le proprie disponibilità finanziarie, mentre quelle monogenitoriali vivono una situazione, se possibile, ancora peggiore, poiché il nostro governo dal 2006 ha tagliato molto i fondi destinati ai servizi pubblici” ci ha raccontato Sophia Lövgren, segretaria generale di Makalösa Föräldrar: “Circa l’80-85% delle famiglie che soffrono di povertà infantile sono monogenitoriali”.

Con un’esperienza tanto lunga alle spalle, un’associazione come Makalösa Föräldrar ha ben chiaro il quadro della situazione, oltre che i numeri, che in Svezia sono piuttosto rilevanti. Nel Paese si contano circa 250 mila smallfamilies, per un totale di circa 500 mila bambini: 1/4 di tutti i bambini svedesi. “Sono distruibuite in tutto il Paese, ma la maggior parte di quelle famiglie monogenitoriali che soffrono di povertà infantile si concentrano nelle periferie dello nostre tre città più grandi” sottolinea la Lövgren.

Va da sé che il problema principale di tutti quei genitori che si rivolgono a Makalösa Föräldrar sia il denaro, seguito poi dall’aspetto sociale. “La mancanza di una rete sociale, la mancanza di aiuti pubblici. E poi, la stigmatizzazione”: cioè, ancora una volta, l’essere considerate famiglie di second’ordine.

Per questi motivi, l’associazione svedese è particolarmente attiva nell’organizzazione di attività volte proprio a intensificare i momenti di socializzazione: attraverso vacanze estive e incontri nei weekend per esempio, ma anche attraverso un forum online.

Ma Makalösa Föräldrar offre anche altre tipologie di servizi: dal supporto telefonico all’opportunità di avere una prima consulenza gratuita con un avvocato. E a volte anche un servizio di coach personalizzato, che defiiscono “mentor-system”. Eppure, per il futuro c’è ancora molto da fare proprio dal punto di vista dei servizi. “Abbiamo accordi con altre istituzioni private e pubbliche, ma soprattutto con psicologi privati” conclude la Lövgren. “Mi piacerebbe però aumentare la nostra offerta ed estenderla a servizi più comuni”. Ancora top secret, però, sono i contenuti di questo progetto.

autore

Smallfamilies

"La redazione" del gruppo Smallfamilies aps

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