STORIE

Carlotta e Giovanni/seconda parte

Sf storie
scritto da Sf storie

Questa è la storia di Carlotta e Giovanni, ma prima ancora è la storia di tre generazioni di madri sole. Per questo la pubblichiamo a puntate. Questa è la volta della seconda madre sola: la mamma di Carlotta (la nonna di Giovanni). [qui la prima parte]

Anche mia mamma, Francesca, è nata al paese, sull’Appennino, e lì ha vissuto fino agli otto anni insieme alla nonna materna. Successivamente, per circa dieci anni, è stata in un collegio di suore. Fino al 1944, quando la guerra è arrivata proprio dove stava lei. C’era la linea gotica da quelle parti così hanno dovuto far uscire tutti dai collegi e lei è andata a vivere con la madre, mia nonna Teresa, che all’epoca era in Italia, anche lei rientrata a causa della guerra. Ma proprio a causa della linea gotica – che veniva continuamente modificata – di fatto le due non avevano più una casa e lei si ricorda di continui spostamenti durante i quali sfollavano a seconda di come si spostava il confine. Erano luoghi in cui un giorno c’erano gli americani e il giorno dopo c’erano i tedeschi. E viceversa. Un’esperienza allucinante che ha lasciato tracce in lei per molti anni. Credo che la sua fragilità, la sua ansia, il suo pessimismo, dipendano molto da quel passaggio, da quegli anni di adolescenza vissuti nella paura.

Finita la guerra, mia madre voleva fare l’infermiera poi invece sono nata io e le cose sono andate in modo molto diverso. Per anni ha lavorato come cameriera negli alberghi, ha lavorato come assistente in uno studio medico, ha fatto tutti i lavori possibili e immaginabili, sempre pagata in nero. Ma lei non ha mai trovato il coraggio di chiedere.

A parte mio padre, ha sempre frequentato persone che reputava un po’ “inferiori”, persone che aveva l’idea di poter controllare. Ha sempre avuto paura di non essere accettata, amata.

Prima che io nascessi, anche lei è andata per un periodo in Svizzera con mia nonna. E di quel momento mi ha poi raccontato: «c’era stato un avvocato che mi corteggiava, ma fra di noi non poteva esserci nulla…»

Per tanto tempo non le ho creduto. Pensavo fosse una fantasia, visto che solitamente dava di sé un’idea del tutto sminuente. La mancanza di amore da parte della madre credo che sia stata davvero determinante perché lei non si sentisse mai come avente dei diritti. Ancora oggi chiede scusa per tutto. E se da una parte ha atteggiamenti di egocentrismo quasi infantile, dall’altra è una persona che, se vede il medico, è in soggezione.

Dopo la guerra, mia mamma è arrivata a Milano per fare l’infermiera ed è andata a vivere da una signora con una casa molto grande in centro, casa che poi è stata abbattuta. Era consuetudine nelle famiglie benestanti con case grandi, darne una parte o delle parti in affitto. Mia mamma ebbe finalmente una camera tutta per sé. Ma era una ragazza che veniva da una situazione affettiva incerta, era sempre vissuta in campagna ed era molto ingenua.

Credo che l’incontro con l’uomo che sarebbe poi divenuto mio padre sia stato una vera deflagrazione.

Si sono conosciuti nel 1948. È stata una relazione che è durata abbastanza, fra alti e bassi. Hanno vissuto insieme, ma lui non ha voluto sposarla, anche dopo la mia nascita.

Mia madre si è accorta di essere incinta di me quando era già al terzo mese di gravidanza.

Credo che lui avesse 44 anni quando io sono nata; aveva già dei figli – con cui non ho alcun rapporto – e una di loro, molto più grande di me e legatissima al padre, di fatto aveva all’epoca solo pochi anni meno di mia madre ed era in competizione con lei. Secondo quello che racconta mia mamma, la figlia avrebbe aizzato il padre contro di lei per gelosia portando la coppia a una situazione insostenibile, sfociata presto in una rottura.

Subito dopo la nascita sono quindi stata fino ai sei mesi al brefotrofio e poi sono stata messa a balia. Mia madre intanto lavorava, per pagare la balia, anzi le balie. Ne ho avute due. Una buona e una cattiva. Ci sono diverse foto dell’epoca in cui io vivevo da quella “cattiva”, in un paese fuori Milano, in una situazione di povertà, senza acqua corrente in casa. L’acqua era soltanto fuori ed era sempre gelida. Però il sabato e la domenica arrivavo in città e mi ritrovavo in una situazione opposta. Ho ancora delle foto mie con i vestitini di lusso comprati per me dalla signora presso cui viveva mia mamma.

Poi, a sei anni, sono tornata a vivere con mia madre perché lei aveva improvvisamente deciso di sposarsi. A distanza di anni mi ha raccontato che il motivo della sua decisione – chissà se è vero, visto che ha sempre attribuito le cause delle scelte della sua vita a qualcosa di esterno a lei – che la signora benestante presso cui viveva, che non aveva avuto figli, aveva iniziato a fare pressioni enormi per adottarmi, essendo molto affezionata a me ed essendo mio padre suo fratello. Ed essendo quindi io, di fatto, sua nipote.

Mia madre, impaurita da questa possibilità, avrebbe quindi preso il primo che le è capitato, facendomi riconoscere da lui.

A sei anni io ho quindi cambiato cognome.

Il cambio è avvenuto alla scuola elementare. Non mi ricordo esattamente quando e come, ma da allora io ho la sensazione molto forte e precisa, di portare un cognome non mio. E ho la sensazione che il cognome di mia madre sia quello che vorrei avere, quello che usavo da bambina.

Per tanti anni ho pensato di cambiare cognome, ci ho anche provato, scoprendo che l’iter è complicatissimo, e alla fine mi sono detta: sono figlia di tutta questa vicenda ed evidentemente mi devo tenere questo cognome anche se non mi piace, visto il personaggio che lo portava.

Dai sei anni fino ai 13-14 ho vissuto nella famiglia disastrosa di mia madre. Ma quando dovevo iniziare le superiori sono andata in collegio, su mia richiesta, perché in casa c’erano problemi enormi. Erano anche intervenuti i servizi sociali.

Io sono stata a lungo a casa soltanto “a metà”. Stavo in collegio e poi, il fine settimana, a volte stavo a Milano, altre volte andavo dalla balia, con cui ho mantenuto un rapporto a lungo. Non mi sentivo parte di quella famiglia, anche perché lui era terribile e picchiava mia madre. Un disastro.

La loro complicata storia si è chiusa malamente, con episodi di vera violenza in ragione dei quali lui è stato anche in galera.

Il divorzio di mia madre è stato uno dei primi in Italia. Lei è riuscita a divorziare e poco dopo è nato mio figlio.

Avevo 18 anni.

Immagine: Radici di Frida Kahlo

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