Abitare CULTURE E SOCIETÀ

Case a geometria variabile

scritto da Smallfamilies

Case a geometria variabile cercasi è il titolo di un post firmato da Gisella Bassanini, a seguito del quale Walther Orsi, sociologo che si occupa di formazione e consulenza nell’ambito dei servizi di welfare e svolge attività di docenza presso l’Università degli Studi di Bologna-Forlì, ci ha inviato questo contributo che con piacere pubblichiamo.

Stiamo vivendo in un’epoca di grande trasformazione a livello sociale, culturale ed economico che può essere considerata una vera e propria rivoluzione centrata sulla globalizzazione e l’utilizzo crescente di nuove tecnologie.

Nella web society, o società liquida (come la definisce il sociologo Bauman[1]), i mutamenti dei sistemi produttivi, delle relazioni sociali sono molto spesso più veloci delle nostre capacità di comprensione e rappresentazione. L’allungamento della speranza di vita, il miglioramento delle condizioni socio-economiche, culturali, ambientali ed i progressi del sistema di welfare hanno contribuito ulteriormente a rivoluzionare sia le fasi esistenziali delle persone, sia le forme delle famiglie.

In questi ultimi anni questi profondi cambiamenti hanno sempre più diversificato i bisogni che esprimono le varie tipologie di famiglia e che ciascuna famiglia fa emergere nel corso della sua esistenza. A questo proposito sono sempre più numerose le famiglie costituite da una sola persona, da un genitore con un figlio, da due anziani.

Nel corso del tempo le famiglie tradizionali, costituite da due genitori e uno, o più figli, tendono a modificarsi con l’uscita di alcuni suoi membri: a causa di una separazione, o di un allontanamento dei figli per motivi di studio e/o di lavoro. Con l’innalzamento della speranza di vita tendono ad aumentare gli anziani soli, o in coppia, che richiedono un aiuto e quindi hanno necessità di ospitare un’assistente familiare.

Il quadro che emerge mette in evidenza soprattutto una forte diversificazione delle esigenze, relative alla casa in relazione alle molteplici forme di famiglie, alle evoluzioni nel corso del tempo e alle particolari condizioni di autonomia dei loro membri.

Di fronte a tali profondi mutamenti l’offerta immobiliare si rivela ancora legata a vecchi paradigmi e a tradizionali criteri di riferimento. Anche la progettazione di nuove unità abitative non sembra tenere conto di questa grande rivoluzione a livello demografico, sociale, culturale ed economico. Tutto ciò provoca enormi sprechi di immobili, di spazi, risorse, elevati costi economici e profondi disagi nelle famiglie, con abitazioni non adeguate alle proprie esigenze, ma sopratutto nelle persone che non hanno una casa. In tale situazione occorre aggiungere che il mondo dell’edilizia, sempre più in crisi, sembra non avere valori, motivazioni, conoscenze, idee per una profonda ridefinizione delle strategie imprenditoriali e per un rilancio innovativo.

L’idea

Di fronte alle molteplici tipologie di famiglie, alla loro continua evoluzione nel corso del tempo, anche in rapporto alle diverse condizioni di autonomia dei loro membri, occorre rimuovere la profonda rigidità delle attuali soluzioni abitative. E’ necessario progettare ‘abitazioni a geometria variabile’ che siano in grado di modificare nel tempo la suddivisione degli spazi, l’articolazione dei servizi, attraverso semplici soluzioni operative, con limitati costi, al fine di adattare e personalizzare la casa in rapporto alle esigenze specifiche di ogni famiglia in quel particolare periodo di tempo. In tale prospettiva occorre sviluppare anche una progettualità (con tecnologie, soluzioni operative e materiali adatti) finalizzata a ristrutturare l’attuale patrimonio edilizio, affinché possa acquisire capacità di adattamento e personalizzazione, con costi limitati.

Occorre inoltre sviluppare una normativa e delle politiche che incentivino l’acquisto, la ristrutturazione e l’uso di ‘case a geometria variabile’. Esse possono rappresentare la soluzione ideale per diverse esigenze. A questo proposito si possono fare alcuni esempi:

  • un’abitazione grande (di circa 120 m.q.) può essere suddivisa in due moduli (uno di 70 m.q. ed uno di 50 m.q.) che, nel rispetto della privacy, possa accogliere una madre con figlio (nel primo modulo), un single (nel secondo modulo). Tale soluzione può favorire relazioni di aiuto reciproco;
  • un’abitazione, inizialmente di 100 m.q., può essere suddivisa in due moduli: uno (di circa 60 m.q.) che, sempre nel rispetto della privacy, possa ospitare una coppia e l’altro (di circa 40 m.q.) uno studente. Nel corso del tempo, con la nascita di un figlio, la coppia potrebbe essere interessata ad acquisire l’uso di tutto l’appartamento;
  • un’abitazione (di circa 110 m.q.), utilizzata inizialmente da una coppia di anziani, potrebbe richiedere una modifica in seguito alla morte di uno dei due componenti e al peggioramento del livello di autonomia dell’altro anziano. Può emergere l’esigenza di operare una suddivisione dell’appartamento in due moduli: uno (di circa 70 m.q.), utilizzato dall’anziano e dall’assistente familiare, l’altro (di circa 40 m.q.) da un giovane lavoratore, disponibile a pagare l’affitto all’anziano proprietario, garantendogli un reddito utile in questa fase della vita, ma anche sviluppando relazioni ed eventuali semplici attività di aiuto.
Vantaggi per tutti gli attori coinvolti

Ritengo che la realizzazione di ‘case a geometria variabile’ possa produrre molteplici vantaggi per tutti gli attori coinvolti, ma più in generale per la società e per l’ambiente. Si elencano, qui di seguito, i principali vantaggi:

  • per le persone, che potranno, nel corso della vita, scegliere ed utilizzare la soluzione più adeguata in relazione alla propria situazione famigliare, economica, lavorativa;
  • per le famiglie, che potranno adeguare progressivamente le soluzioni abitative in rapporto all’evoluzione delle esigenze dei loro componenti;
  • per le imprese, che potranno sviluppare nuovi investimenti ed attività per rispondere ad una domanda crescente in diversi settori economici e lavorativi legati all’edilizia;
  • per l’economia, che potrà rilanciare un’area produttiva attualmente in profonda crisi, attraverso lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali, di tecnologie innovative, di nuove opportunità di lavoro;
  • per la società, che attraverso lo sviluppo e la diversificazione di nuove soluzioni abitative, potrà rispondere positivamente ad alcune aree problematiche (aumento delle occupazioni abusive, della conflittualità sociale, del degrado urbano, delle situazioni di solitudine ed emarginazione) che attualmente rappresentano delle vere e proprie emergenze;
  • per l’ambiente, perché sarà possibile ridurre il consumo di suolo, con conseguente decremento del livello di utilizzo di energia.
Pregiudizi, resistenze, difficoltà da superare

La ‘casa a geometria variabile’ rappresenta un’idea innovativa che però si scontra con molteplici pregiudizi culturali, con diverse resistenze psicologiche, ma anche con alcune difficoltà tecniche da non sottovalutare.

Il luogo privilegiato della vita delle persone e delle famiglie non è solo un’entità fisica, un bene a cui fare riferimento, ma anche un patrimonio culturale. Da secoli, in particolare in Italia, la casa è un luogo con cui ci identifichiamo, un oggetto privilegiato che ci rappresenta, su cui investiamo le nostre risorse.

La casa si caratterizza non solo fisicamente, ma anche culturalmente, come un ‘immobile’, quindi una sede che ha confini e dimensioni in gran parte determinati ed immutabili. Fare riferimento ad una ‘casa a geometria variabile’ significa avere il coraggio di rompere questi confini e in qualche modo modificare degli schemi culturali molto consolidati.

In questa prospettiva è necessario sviluppare le motivazioni, recuperare gli incentivi, rappresentare i vantaggi che possono consentire il superamento di molteplici resistenze a livello psicologico. La scelta di una ‘casa a geometria variabile’ può essere facilitata soprattutto da un movimento culturale che la sostenga, dalla condivisione con altre persone di tale orientamento, da specifiche politiche sociali.

Occorre inoltre mettere in evidenza che esistono anche difficoltà di natura tecnica da superare. Il mercato infatti non offre ancora questa soluzione. Le imprese non hanno acquisito le competenze tecniche necessarie, non dispongono di materiali e tecnologie a basso costo che facilitino una progettazione in tal senso.

Le normative tendono a complicare i percorsi burocratici tesi alla realizzazione di ‘case a geometria variabile’. Non esistono ancora politiche che possano incentivare tali soluzioni. I costi delle ristrutturazioni, tendenzialmente elevati, incrementano ulteriormente le difficoltà da superare.

Si può fare, con il metodo della progettazione sociale

Per sviluppare percorsi tesi alla realizzazione di ‘case a geometria variabile’ penso sia necessario fare riferimento al paradigma di Polanyi[2] che individua tre logiche, attraverso cui si sviluppa la società (scambio, redistribuzione e reciprocità), e che fanno riferimento ai seguenti sottosistemi: economico, politico-amministrativo e socio-culturale. Il metodo della progettazione sociale si propone uno sviluppo equilibrato dei tre sottosistemi, la valorizzazione degli attori sociali che appartengono ad essi e l’integrazione delle tre logiche, onde evitare che il sottosistema economico (e quindi la logica dello scambio) prevalga e condizioni negativamente gli altri.

E’ una progettazione che parte dal basso, diffusa nel territorio, che mette al centro la qualità della vita della comunità, che valorizza il ruolo del cittadino, come protagonista sociale, le sue capacità creative, imprenditoriali e di invenzione sociale. E’ una progettazione orientata all’innovazione sociale che si propone uno sviluppo non solo economico del territorio, quindi equo, solidale e sostenibile[3].

Per promuovere una progettazione sociale condivisa, che sviluppi operativamente l’idea delle ‘case a geometria variabile’, è necessario attivare adeguati sistemi di comunicazione ed un’alleanza fra le organizzazioni inserite nei tre sottosistemi: economico (associazioni di categoria, imprese edili, artigiani, esercizi commerciali, associazioni dei piccoli proprietari e degli inquilini, ordini professionali degli ingegneri e geometri), politico-amministrativo (istituzioni, enti locali, ASL, servizi sociali, fondazioni) socio-culturale (associazioni che rappresentano i portatori di bisogni, associazioni di promozione sociale ed organizzazioni di volontariato), al fine di trovare le migliori integrazioni fra le rispettive logiche di riferimento.

In questa prospettiva sarà possibile scoprire insieme che progettare ‘case a geometria variabile’ significa:

  • sviluppare nuovi ambiti imprenditoriali e lavorativi che consentono anche di rendere più equa la distribuzione delle risorse per i cittadini e valorizzare le loro relazioni;
  • promuovere politiche sociali che, oltre a migliorare la qualità della vita, possono stimolare lo sviluppo economico ed attivare nuove forme di auto-mutuo aiuto;
  • inventare nuove relazioni e forme di solidarietà fra le persone e le famiglie tese a migliorare il sistema di welfare, ma anche a sviluppare nuove attività imprenditoriali e di lavoro.

[1] Bauman Z., La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna, 2014; Bauman Z., Modernità liquida, Editori Laterza, Roma, 2006.

[2] Cfr.: Polanyi K., La grande trasformazione, Einaudi, Torino, 1974; Polanyi K, Economie primitive, arcaiche e moderne, Einaudi, Torino, 1980; Polanyi K., La sussistenza dell’uomo, Einaudi, Torino, 1983.

[3] Cfr.: Orsi W., Ciarrocchi R.A., Lupi G., Qualità della via e innovazione sociale – Un’alleanza per uscire dalla crisi, FrancoAngeli, Milano 2009.

Immagine tratta dal sito Il giornale delle PMI

autore

Smallfamilies

"La redazione" del gruppo Smallfamilies aps

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