STORIE

Lorenzo • Il cinema e lo yougurt

scritto da Lorenzo De Vizzi

La certezza che il cinema fosse uno dei linguaggi più efficaci mai congegnato dall’umanità, e volgarmente uno dei più belli, l’ho maturata in ritardo, con in mano un foglia di via dall’adolescenza. Che fosse invece uno dei più adatti per scambiare due parole l’ho capito alla svelta, avendo accanto un’appassionata di cinema molto originale quale è mia madre. Da quando ho memoria esiste un pantheon di pellicole “quirky”, per usare un vocabolo inglese che l’italiano non rende altrettanto bene, capaci di formare un immaginario personale assieme ad un vero e proprio linguaggio casalingo.

Una delle istantanee più vive e memorabili dei lunghi pomeriggi passati a guardar cassette è una visione: il protagonista della delicatissima storia queer Priscilla, la regina del deserto vestito da un velo argentato, a riflettere il sole australiano sul tettuccio del pulmino che lo porta da un angolo all’altro del paese. Il mistero, dovuto soprattutto al fatto che dalla mia piccola città di provincia mi muovevo molto poco, rendeva questa e molte altre pellicole dei portali verso un altrove magico, dove le persone facevano cose splendide come vivere storie.

Essendo all’epoca privo di internet o di una tessera personale del defunto Blockbuster, quello che guardavo era quello che guardava la mia famiglia: la logica conseguenza è che buona parte dei miei film preferiti, quasi tutti se ci riferiamo ai primi dieci anni di vita, li condivido con mamma e nonna. Quante volte ho sentito dire da quest’ultima, spesso per il semplice gusto di dirlo, “vuoi mezza tazza?”; altro non è che una battuta ricorrente di East is east, piccolo classico del cinema indipendente inglese per misteriosi motivi sbarcato in casa nostra pochi anni dopo la sua uscita. Una storia multietnica su una famiglia con padre pakistano e madri inglesi, sarebbe ritornata nella mia vita anni dopo insieme alla passione per il cinema e la sua storia. Nel frattempo scene come il tentativo dei figli di scacciare dal salotto l’odore di bacon (il padre è osservante) o le fughe notturne del figlio adolescente mi ponevano di fronte a tematiche molto più grandi di me eppure capaci di ammaliare un marmocchio di otto anni.

Crescendo le crepe aumentano, ma ci si imbatte in riconciliazioni in odor di clamoroso, come nel caso di un Fantozzirivalutato dai sedici anni dopo ere di indifferenza. Altre vicende non vedono accordi, come la trattazione del dolore. Caso semplice: Almodovar rientra nel mio personalissimo gotha di registi più amati.

E se Donne sull’orlo di una crisi di nervi vede unanime apprezzamento da parte di madre e figlio, opere molto più raffinate quanto travagliate del calibro de La mala educaciòn li vede su fronti opposti: quanto le ferite dei fratelli protagonisti rientravano negli orizzonti adolescenziali del sottoscritto, tanto si discostavano dalla retorica dei “felici e contenti” assai cara alla genitrice. E quindi che si fa, si butta via un’amicizia di cellulosa perché la donna di casa piange anche con la scena iniziale di Alla ricerca di Nemo?

Certo che no, i litigi li lasciamo in pasto a faccende più serie come lo yogurt scaduto, che in piena estate poi non è così difficile…

autore

Lorenzo De Vizzi

Classe 1994, studente universitario con il vizio della penna. La mia smallfamily: io, mia madre single, mia nonna (materna). Già autore di un racconto dell’antologia smALLchristmas, primo titolo della collana smALLbooks (Cinquesensi Editore), su questo sito scrivo anche per la sezione “Diario d’Autori”.

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