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Psicologia on line/seconda parte

scritto da Giuseppe Sparnacci

Recentemente le nuove linee guida dell’Ordine Nazionale degli Psicologi hanno ampliato l’offerta psicoterapeutica consentendo di effettuare colloqui di tipo psicoterapeutico attraverso la webcam.

Prima di dire qualcosa su questa novità per l’Italia (negli Stati Uniti o in altri paesi europei questi già avviene) faccio alcune premesse.

Nell’immaginario collettivo il setting dove avvengono le sedute psicoterapeutiche (tout court identificate con il setting psicoanalitico: da qui la confusione psicoterapia = psicoanalisi) è, tutto sommato, legato all’impostazione che ne aveva dato Sigmund Freud negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un divano/lettino dove il paziente si sdraia e parla a un terapeuta che sta alle sue spalle e prende appunti silenziosamente, intervenendo solo ogni tanto con la parola.

Il setting definito in questo modo presuppone: che la persona, portatrice di sintomi, spesso dolorosi per lei o perlomeno contrastanti una possibilità di vita serena con gli altri, si trovi in un ambiente protetto (lo studio dello psicoterapeuta) dove poter dire liberamente tutto ciò che gli viene alla mente, che sdraiandosi abbia la possibilità di rilassarsi favorendo il flusso spontaneo dei ricordi, che da parte dello psicoterapeuta ci sia un lento e lungo lavoro di interpretazione dei sintomi per arrivare alle loro cause.

Questo tipo di trattamento prevede anche un intenso lavoro settimanale (fino a quattro sedute a settimana) che può durare anni. Di conseguenza prevede anche un importante onere finanziario per la persona oggetto della psicoterapia.

Questo setting (che potremmo chiamare classico) non è stato attuato da altre (molte) psicoterapie che, dall’inizio del Novecento ad oggi, sono nate da impostazioni teoriche di base diverse dalla psicoanalisi. Si sono affermate così psicoterapie nelle quali il paziente è seduto o può liberamente muoversi nello spazio dello studio; psicoterapie che non prevedono la sola diade paziente – psicoterapeuta, ma che si attuano con gruppi di pazienti o con tutto il nucleo di vita familiare di un portatore di sintomi; psicoterapie con un terapeuta che lavora con uno o più pazienti e un supervisore che osserva (per esempio con telecamera o specchio unidirezionale) e che può a sua volta intervenire sullo psicoterapeuta; psicoterapie cosiddette brevi in cui il numero delle sedute è molto limitato. Il campo psicoterapeutico si è insomma notevolmente ampliato e l’offerta di aiuto è oggi molto variegata.

Chi decide di intraprendere un percorso psicoterapeutico si trova così di fronte a un’offerta talmente vasta e differenziata per indirizzi teorici così diversi che potrebbe essere veramente disorientato per la decisione da prendere su quale processo terapeutico è più adatto per lui. Fortunatamente possiamo tranquillizzare la persona che si accinge a intraprendere una psicoterapia con il fatto che le valutazioni sull’efficacia positiva o negativa delle varie forme psicoterapeutiche si rivelano pressoché identiche, qualunque sia il tipo di indirizzo teorico dello psicoterapeuta e il setting in cui la psicoterapia si attua. Importante infatti, nel processo psicoterapeutico, sembra quello che potremmo definire il fattore umano dello psicoterapeuta, più che il suo costrutto teorico di riferimento o il setting che viene attuato. Cercando di spiegarmi meglio: è la capacità dello psicoterapeuta di lavorare senza farsi troppo coinvolgere dai sintomi del paziente, la sua possibilità di offrirgli punti di vista nuovi per la soluzione dei sintomi che il paziente ha spesso invano cercato di superare da se stesso o con l’aiuto di familiari o amici, la capacità di riformulare in maniera diversa la sua visione della vita o di particolari di vita. Fanno parte di questo contesto l’ascolto attento dello psicoterapeuta alle cose dette ma anche il suo sguardo ai segnali che arrivano dal corpo del paziente.

Sullo specifico di una psicoterapia con la webcam valgono, secondo me, gli stessi principi di efficacia che presiedono le altre tipologie di psicoterapie. Certo che per la novità del mezzo lo psicoterapeuta dovrà aver effettuato un training specifico. Mi riferisco al fatto che, rispetto ai contesti in cui fino ad oggi si effettuano psicoterapie (ambienti, come uno studio, circoscritti e ben conosciuti dallo psicoterapeuta), l’utilizzazione di una webcam può trasportare il contesto in spazi non più predisposti dallo psicoterapeuta e controllabili da lui. Colui che richiede una psicoterapia può utilizzare infatti la postazione web che desidera (una stanza di casa sua, il suo ufficio, la sua macchina, un luogo all’aperto e così via). Lo psicoterapeuta potrebbe vedere sempre e solo il volto del paziente, non potendo in questo modo cogliere altri importanti segnali del corpo.

Insomma l’efficacia della psicoterapia con questo mezzo dovrà essere monitorata con strumenti appositi legati al nuovo setting.


Siamo partiti da questa notizia per fare una riflessione. con il supporto di due nostri partner: Le Nuvole counseling e lo psicologo Giuseppe Sparnacci. Abbiamo diviso in due puntate i loro commenti. In questo primo post il punto di vista di Le Nuvole.

Qui la prima parte firmata dal nostro partner Le Nuvole. Un altro punto di vista.

autore

Giuseppe Sparnacci

Psicologo e psicoterapeuta, sono padre separato di un figlio e nonno di tre nipoti. Già autore di uno dei racconti di smALLholidays, il secondo titolo della collana smALLbooks per Smallfamilies® (Cinquesensi Editore), sostengo le attività dell’associazione e per il sito mi occupo, insieme con Laura Lombardi, del progetto “Riletture in chiave Sf”.

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