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Psicologia on line. Prima parte

La psicologia on line è tra le nuove linee guida dell’Ordine Nazionale degli Psicologi che hanno ampliato l’offerta psicoterapeutica consentendo di effettuare colloqui di tipo psicoterapeutico attraverso la webcam. È una novità per l’Italia ma non per Stati Uniti o altri paesi europei dove già avviene. Siamo partiti da questa notizia per fare una riflessione.

Relazione terapeutica, empatia, linguaggio non verbale, meta comunicazione, assunzione di responsabilità, presa in carico di se stessi: sono questi a nostro giudizio alcuni dei cardini di un valido percorso psicoterapeutico o di counseling, punti fermi che si realizzano nel luogo della relazione, un luogo fisico che diviene luogo di incontro empatico e simbolico, spazio magico dove si crea il cambiamento, setting autentico, non necessariamente tradizionale, ma non filtrato da media. Cardini che dal nostro punto di vista fanno la qualità e il successo di una relazione d’aiuto e che, a nostro parere, verrebbero a perdersi là dove tale percorso sia effettuato via web attraverso le nuove tecnologie di cui disponiamo.

Non è mera questione di setting, ma questione di relazioni umane profonde e in divenire, soprattutto oggi dove il linguaggio digitale ha tolto alle persone e alle loro relazioni la ricchezza del linguaggio analogico. Quando parliamo di empatia (ma anche simpatia nel senso profondo del greco sun pathos) intendiamo tutto quel patrimonio di vicinanza fatto non solo di parole e nemmeno solo di sguardi, ma di risonanza corporea, abbracci, sostegno e contatto fisico, accudimento: così come vi sono alcune sedute in cui prevalgono il linguaggio verbale e l’approccio intellettuale, ve ne sono altre in cui un gesto, un battito cardiaco, un tremore, un desiderio di abbraccio possono diventare strada maestra a un insight e segnare un’improvvisa svolta nel percorso.

Anche la scelta di una poltrona o di una sedia invece di un divano ci possono aiutare nello svelare cosa si muove in quel dato momento nel paziente o cliente che abbiamo davanti. Anche il lasciarsi cadere sulla poltrona o non raccogliere una matita caduta. Un monitor di un computer come luogo della relazione è un ostacolo a tutto ciò.

Anche lo stesso assumersi la responsabilità di vestirsi, uscire di casa, raggiungere il luogo fisico del setting terapeutico è un elemento fondante della relazione di aiuto: il cliente impara che nonostante i problemi della vita che sta attraversando è comunque in grado di farsi carico di sé, almeno fino all’incontro con il terapeuta o counselor che sia.

In ultimo, ma importantissimo, crediamo che promuovere in un percorso di sostegno terapeutico un rapporto fisico, reale e non mediato da uno schermo, sia più che mai importante in questo momento socioculturale dove internet, i social media e i computer sono diventati ospiti abituali delle nostre giornate, fino a invaderle a favore di un isolamento di varia entità e a scapito delle relazioni umane autentiche.

Detto questo ed espressa la nostra ferma contrarietà a un percorso terapeutico via web, resta il fatto che i nuovi mezzi a nostra disposizione non debbano essere demonizzati ma sfruttati per il nostro benessere: quindi sì a una seduta con webcam ma che sia una tantum e inserita all’interno di un percorso dove la regola è l’incontro “reale” e fisico; sì a una seduta virtuale ogni tanto che sia un aiuto all’incontro là dove le distanze o gli orari non consentano una seduta “fisica” e reale; benvenga la possibilità di interloquire con il proprio terapeuta là dove vi sia un’urgenza ma concordando ovviamente incontro e durata. Questo può essere talvolta utile, ma a patto che non sia un percorso interamente strutturato via web a scapito dell’autenticità della relazione terapeutica e di quella empatia che favorisce il cambiamento lungo una strada fatta di rapporti profondi e veri e non solo verbali e mediati, per una relazione terapeutica in cui la meta comunicazione e il contatto fisico siano sempre parte integrante di un cammino di cambiamento e ritorno sano e soddisfacente alla propria vita.


Siamo partiti da questa notizia per fare una riflessione. con il supporto di due nostri partner: Le Nuvole counseling e lo psicologo Giuseppe Sparnacci. Abbiamo diviso in due puntate i loro commenti. In questo primo post il punto di vista di Le Nuvole.

autore

Le Nuvole di Saida Corsini & Cristina Zanzi

Le Nuvole è un progetto fondato da Saida Corsini e Cristina Zanzi, counselor: la prima a formazione gestaltica, l'altra a formazione sistemica. Il progetto si occupa di counseling a mediazione teatrale e propone laboratori esperienziali di gruppo, incontri periodici – anch’essi di gruppo – su temi specifici, incontri individuali, seminari ed eventi gratuiti. Fa parte del circuito servizi convenzionati Smallfamilies®.
È attivo a Genova, Milano e nella provincia di Alessandria.

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