Questionario Smallfamilies: ragioni sociali, politiche e intime per compilarlo

questionario smallfamilies e pandemia
Benedetta Silj
scritto da Benedetta Silj

Siamo per lo più intossicati e storditi dalla egemonia di un discorso sociale che misura la vita, e la morte, in termini numerici. Ogni crisi della contemporaneità è tendenzialmente confezionata in questo tipo di rappresentazioni quantitative che appiattiscono la visione del cuore, ottundono lo spirito critico e scoraggiano la funzione creativa dell’immaginazione. L’emergenza Covid 19, per molti versi, non ha fatto eccezione tra “bollettini di guerra” e slogan consolatori o apocalittici.

La dimensione allarmante, inaudita e globale del fenomeno, tuttavia, ha esondato la diga ipnotica del dato anonimo e della retorica telecomandata. Il virus, la cui minaccia di morte ci ha paradossalmente risvegliati alla vita, ha raggiunto e destato anche uno strato profondo della nostra intelligenza individuale e sociale. Dischiudendo varchi inusitati all’attenzione soggettiva, alla riflessività e al desiderio rivolto al bene comune.

Le domande che s’inchinano alla vita

E sono tornate all’orizzonte, nobili e mobili in virtù della loro apertura, le grandi domande. Le domande qualitative. Le domande che si inchinano alla vita e grazie alle quali ogni differenza sensibile, lungi dal venir sommersa nell’uniformità degli schemi, può essere riconosciuta e ascoltata nel suo statuto di realtà storica particolare e di esperienza incarnata.

È in questo risorto spirito di ospitalità e interdipendenza che vanno intese e valorizzate le domande del questionario lanciato da Smallfamilies e dedicato a rilevare bisogni e risorse delle “famiglie a geometria variabile”: una popolazione vasta che da decenni abita troppo invisibilmente il nostro paese e che, in assenza di un adeguato riconoscimento sociale, culturale e istituzionale, affronta ora, con aggravata solitudine, le precarietà concrete e le vertiginose incertezze scaturite dalla pandemia.

Una scelta inclusiva

Una prima scelta che colpisce, nella strutturazione del questionario smallfamilies e pandemia, riguarda la varietà dei destinatari, ovvero, in particolare, l’inclusione di diversi “tipi” di nuclei familiari a “geometria variabile”: dunque non soltanto i genitori unici, ovvero le madri (molto più raramente i padri) che sono “sole-i” sin dalla nascita dei propri figli; ma anche quei genitori che, sebbene disallineati rispetto alla compostezza del quadro tradizionale della famiglia italiana, corrispondono ormai a modelli già “digeriti” nella percezione collettiva: dunque vedove/i e separate/i.

Questa scelta ampia, e apparentemente indistinta, potrebbe far sentire alcuni genitori, in particolare quelli “unici ab origine”, fraintesi e misconosciuti nella penalizzata peculiarità della loro condizione.

In molti casi, in effetti, le preoccupazioni di una madre separata che riceve dal co-genitore diverse forme di sostegno non sono neppure lontanamente equiparabili all’angoscia che prova una madre “sola” in una situazione di emergenza; non solo per le maggiori difficoltà concrete e logistiche ad organizzarsi – difficoltà che possono incontrare anche vedove e vedovi – ma soprattutto per la dimensione psichica e interpersonale di solitudine e di “non riconoscimento”, talvolta di aperto discredito, che l’accompagna sin dalla sua scelta originaria di fare fronte, seppure sola, alla crescita di un figlio.

Pieno ascolto

Compilando il questionario, però, ci si rende conto della lungimiranza e della capienza di questo strumento perché l’articolazione avveduta delle domande permette, invece, di dare pieno ascolto, rilievo e dignità alle varie e differenti tipologie di “smallfamilies”. E di metterle in una connessione feconda anziché in una sterile contrapposizione: le “madri completamente sole” e le “madri separate” non dovrebbero ignorarsi o rivaleggiare ma aiutarsi a vicenda!

Per altro, quando ci mettiamo davvero in ascolto, scopriamo che il genitore separato con i figli a carico può talvolta ricevere dall’ex partner e co-genitore più problemi che soluzioni. E talvolta si tratta di problemi molto aspri, dall’inaffidabilità affettiva alla latitanza economica quando non, addirittura, alla violenza fisica e psicologica.

In questo senso l’ampiezza del questionario di Smallfamilies supera il rischio di ghettizzazioni e identificazioni rigide al sintomo sociale e fa circolare, nell’ottica della interdipendenza e della generosità, esperienze vicine ma diverse e non sovrapponibili. In una parola, avvicina mondi che normalmente si guardano con sospetto e li mette in condizione di riconoscersi, di dialogare e di collaborare.

Un sondaggio “singolare-plurale”

Le domande del questionario entrano così delicatamente, ma così precisamente, nella effettiva problematicità della vita quotidiana delle smallfamilies da poter costituire una fotografia qualitativa sia delle differenze che dell’insieme dei nuovi quadri identitari delle famiglie italiane. Si tratta, potremmo dire con il filosofo francese Nancy, di un sondaggio “singolare-plurale” che riesce ad ascoltare e a tenere insieme il particolare e l’universale dell’esperienza.

Compilando il questionario, infatti, ci si rende conto che nessuna “tipologia” di genitore, rispondendovi, potrà avvertire un senso di esclusione. Perché ogni aspetto singolare dei disagi acuiti dal lockdown, da quelli abitativi a quelli lavorativi-economici, da quelli psico-affettivi a quelli tecnologici, potrà affiorare, nella sua complessità, da questa indagine attentamente pensata e strutturata. E finalizzata a far comprendere, alle istituzioni e alle forze politiche, una realtà sociale diffusa e bisognosa di sostegno adeguato.

Un invito dal valore civile, sociale, politico, antropologico

Compilare il questionario (anonimo) e inviarlo – operazione che richiede davvero non più di 15 minuti – significa, dunque, dare un personale contributo al lungo ma indispensabile processo di riconoscimento sociale e politico delle “famiglie a geometria variabile”. Non solo. Significa anche scoprire intimamente, attraverso le domande, aspetti della propria fatica, ma anche della propria energia e creatività, che nell’abitudine dello sforzo costante non si erano registrati e opportunamente valorizzati.

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autore

Benedetta Silj

Benedetta Silj

Filosofa e mamma single, componente dell’Associazione PHILO pratiche filosofiche. Faccio parte della rete dei servizi convenzionati con l’associazione Smallfamilies aps. Sono, con Carla di Quinzio, tra le ideatrici dello “Sportello per madri e padri soli”, iniziativa nata in partnernariato con Smallfamilies aps. Per questo sito scrivo consigli/interventi/risposte/ per l’area “Corpo-Spirito-Mente”.

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