PROGETTI Riletture in chiave Sf

Riletture in chiave Sf/Come proteggere i genitori, ossia “Dis oui, Ninon” di Maud Lethielleux

Giuseppe Sparnacci
scritto da Giuseppe Sparnacci

Ce n’è dappertutto, di piatti. Davanti al fornello a gas, delle pentole ancora piene di sughi improbabili vomitano della pastasciutta ammuffita che si è seccata. Nella stanza, vicino al caminetto e alla poltrona di vimini, tazzine di caffè e mozziconi spenti tutti per terra. Sul tavolo da pranzo la gallina non ha fatto complimenti, ha cagato ovunque, persino nei piatti e sulle forchette. Butto un occhio in camera, mi precipito alla finestra, apro le persiane, scuoto le tende per fare uscire l’odore.

E poi raggiungo Fred dalle capre.

Cam e Embert litigano per la stessa mangiatoia. Sono sorelle e litigano sempre, un po’ come me e Agathe quando ci stufiamo di noi due. Cam le dà delle testate, Embert mangia ugualmente i chicchi che avanzano. Distribuisco il fieno che Fred solleva con il forcone. Mi passa dietro e chiude le mangiatoie, fa scorrere il legno e le capre sono in trappola, ma loro se ne fregano visto che c’è il fieno. «Le cose buone fanno dimenticare quelle più brutte. È sempre così…» dice Fred quando non capisce più il mondo.

Intanto che mungo, canta una canzone d’amore che ha composto lui una sera vicino al fuoco. Strizzo le mammelle una dopo l’altra tenendo il ritmo di quelle parole di promesse. Il latte fa la schiuma e mi sgocciola sul palmo della mano appiccicaticcio. Vado sempre più veloce stando attenta a non prendere dentro i peli per non sorprendere la capra, sennò lei alza il piede e rovescia il secchio. Un secchio rovesciato è una roba tremenda, sono almeno sette formaggi in meno per il prossimo mercato.

Fred non canta più.

«Hai passato una bella settimana?»

Non so cosa dire. Se dico di sì diventerà triste, come dire che posso benissimo fare a meno di lui e che l’Altro non è poi

tanto male. Se dico di no si arrabbierà con Zélie e l’Altro perché per colpa loro sono infelice. Dico: «Così così».

«Proprio così così?»

«Decente.»

«Bella casa sua?»

Bisbiglio: «Abbiamo una camera tutta per noi».

Non risponde. A casa nostra c’è sempre stata una camera sola per tutti quanti. Zélie dice che non va bene per l’intimità e

Fred dice che noi non siamo dei borghesi e che la promiscuità è bella, è la condivisione della quotidianità.

«E ad Agathe, piace?» «Lei conta le stelle.»

«Anche a casa nostra ci sono le stelle.» «Non in camera…» «Come no. Vedrai stasera.»

È contento di quello che mi ha appena detto, canta. Svuoto il secchio nel colino che sta sopra il bidone di ferro. Delle pagliuzze e delle cacchette si impigliano nel tessuto e il latte va giù.

Facciamo le pulizie. Metto il volume altissimo, è musica araba, perfetta per pulire la casa. Fred ci dà dentro con l’acqua, ne butta per terra dei bidoni e frega con lo spazzolone. Io lavo i piatti e alla fine mettiamo dell’acqua a scaldare nel caminetto.

«Tra cinque giorni ricomincia la scuola. Zélie preferisce che stiamo da lei per la riapertura perché ci ha comperato dei vestiti.»

Fred non è contento. Gli tolgono due giorni.

«È stata l’assistenza sociale a pagarveli.»

«No, è stata Zélie. C’era una promozione al supermercato.»

A Fred non piacciono molto quei posti, dice che i grossi padroni fanno paccate di soldi. Ma questa volta non me ne parla, pensa solo a quella dell’assistenza sociale. Mi spiega che è lei a dare i soldi agli assistiti. Insomma, c’è chi ne ha davvero bisogno, sono i veri poveri. Ma i giovani come lui o Zélie sono dei poveri per scelta, semplicemente vivono senza il superfluo e in quel caso,se accettano l’aiuto dell’assistenza sociale, sono dei finti poveri assistiti, che è la cosa peggiore che c’è.

Lo capisco, per i suoi valori è logico. Io sono contenta del mio vestito nuovissimo, allora non dico né sì né no.

Prima di andare a letto cantiamo a più voci una canzone divertentissima. È una storia di fili di lana dentro una cintura di lana, e alla fine spariscono i fili e i pantaloni cadono! Agathe ride. Vuole un’altra canzone ma Fred si rifiuta, dice:

Più tardi, guardando le stelle.

Dopo scappa via, torna con delle grosse coperte tra le braccia e ci fa segno di seguirlo. Agathe finisce la sua fetta di pane abbrustolito con sopra il formaggio di capra, io faccio quella che una mezza idea veramente ce l’ha ma non è proprio sicura. Attraversiamo il cortile, passiamo vicino al trattore e al cofano spalancato, superiamo le carcasse di auto che dovrebbero funzionare ma che non sono mai volute partire, giriamo intorno allo stagno. Agathe si china per guardarsi.

Agathe crede di essere bellissima, come Zélie, così si guarda di continuo per controllare. Attraversiamo un campo e, proprio alla fine, Fred butta le coperte sull’erba. Agathe balla con gli occhi verso il cielo, fa la ruota con il vestito, dice:

Le stelle, le stelle! Aiuto Fred a fare il letto. Cacciamo via Raymond che si è già messo a dormire sul mucchio di coperte e rimbocchiamo la trapunta.

«Vi racconterò delle storie, e quando sarà buio pesto vedremo le stelle cadenti.»

«Esprimerò un desiderio.»

«Anch’io.»

Ha gli occhi che brillano. È il riflesso della luna. Agathe si è tolta le scarpe per farsi fare il solletico dalle erbe notturne e dice: «Anch’io esprimerò un desiderio. Grancoglione non mi piace».

Le faccio gli occhiacci, solo io e lei chiamiamo così l’Altro, è il nostro segreto.

Fred non dice niente. Mi sa che sta sorridendo.

La bambina che diceva sempre si ( Frassinelli, Milano 2012)

(pp 15-19)

Intanto c’è da dire che il titolo tradotto in italiano non rende il gioco di parole del titolo francese Dis oui, Ninon, che potrebbe essere reso con dì si, invece di no giocando sul nome proprio formato da Ni = né e Non = no. Tutt’altro che La bambina che diceva sempre si ( Frassinelli, Milano 2012). Insomma il titolo francese ci avverte da subito che per questa bambina non è facile dire di sì, anzi. Ninon ha una visione sua dei rapporti con i genitori e con gli adulti in generale e non è affatto scontato che si adegui alle richieste del mondo adulto.

I genitori sono Fred e Zélie. Loro si sono sposati adolescenti, quando Zélie a sedici anni è rimasta incinta di Ninon. Fred ne aveva diciotto. Non sapevano nemmeno loro, i genitori, se proprio si volevano sposare, se proprio si amavano davvero. Ma il padre di Zélie, cinese che si è trasferito con la famiglia in Francia, ha preteso il matrimonio. Quindici mesi dopo è nata anche la sorella Agathe. Il matrimonio è fallito, Zélie si è messa con un amico di ambedue, certo Olive, che è sempre definito l’Altro o Grancoglione dalle due sorelle.

Dei due genitori è Fred, il padre, che appare più fragile agli occhi di Ninon. Più fragile e più affascinante. Persegue, senza mai mollare la presa, la sua idea controcorrente di lavorare come allevatore di capre e contadino rifiutando il cosiddetto “superfluo”. Così non ha né elettricità né telefono. Ha solo un vecchio furgone quasi sempre con poca benzina che gli serve per portare i formaggi al mercato e, a volte e quando Ninon (che si deduce abbia circa 10 anni) accetta, portare la figlia a scuola. Fred decide di costruirsi da solo una casa (finora è vissuto in precarie capanne e quasi dividendo gli spazi con la mucca, le galline, le capre, un cane e un gatto). L’avventura della costruzione della casa è affascinante per Ninon che osserva gli sforzi del padre e decide che anche lei fa parte di questa avventura. Dice infatti del maestro Gli piacerebbe tanto vedermi venire più spesso a scuola, per migliorare, ma io non voglio. Gli spiego che costruisco una casa e che non è il momento di mollare Fred. Già, perché è questo il nocciolo del romanzo. Ninon ha un forte senso di protezione verso questi suoi fragili genitori.

Protegge Fred quasi negando che a lei un po’ di comodità (nella casa e per i vestiti) piacciono, lo protegge cercando di non ferirlo con le frasi che di lui dicono la madre, le amiche, l’Altro. Lo protegge aiutandolo nel lavoro quando lo vede stanchissimo per la costruzione della casa. Una casa che, anche in fase costruttiva rischia in ogni momento di crollare, con le pareti che si alzano storte e senza possibilità di sostenere il peso di travi e soffitti. E’ allora Ninon che munge tutte e cinquante le capre e che nasconde i secchi del latte quando arriva Fred, per gustarsi la sorpresa. Ninon si sente coraggiosa e grande e può così dire che il padre, grazie a lei, può attuare i suoi sogni così potenti. Ninon si preoccupa anche del padre anche per quanto riguarda aspetti salutistici: gli dico che non va affatto bene saltare i pasti, lo obbligo a venire a mangiare. Insomma Ninon può dichiarare Mio papà ha bisogno di me e io non lo lascerò più.

Zélie sembra meno bisognosa di protezione da parte di Ninon. Lei ha accettato di vivere con l’Altro in una casa dove le bambine hanno la propria camera, dove arrivano perfino dei regali a Natale, dove c’è pulizia e non la situazione di condivisione promiscua degli spazi con gli animali come da Fred.

Eppure agli occhi di Ninon anche Zélie ha bisogno di essere protetta da lei. Ninon ha colto la fragilità emotiva di Zélie. E’ su questo piano che agisce la sua protezione. Con la madre Ninon deve trovare un difficile equilibrio: da una parte ci sono le spinte a detestare Zélie per la rabbia che manifesta verso Fred e per l’opposizione che fa a Ninon di vivere con il padre, mentre dall’altra vuole abbandonarsi anche all’amore e alla sicurezza che le dà questa parigina di Cina che è Zélie. Nella ricerca dell’equilibrio di rapporto con la madre, sembrano prevalere i momenti oppositivi e di conflitto, ma Ninon è capace di saggezza emotiva, riesce a essere superiore, a comprendere e superare le debolezze della madre.

Ponendosi così in una situazione che, accogliendo queste debolezze, permette alla madre di agirle. E questa protezione emotiva verso la madre permette a lei di non essere “contro” la madre.

Questa bambina si è assunta così il ruolo di essere lei la protettrice di entrambi i genitori: le conflittualità sempre possibili tra loro (per la storia passata emotivamente ancora carica di rancori e per la diversità dei modelli di vita attuati e proposti alle figlie) sono alla fine sempre risolti da Ninon con una saggezza che accetta le differenze di entrambi, attivamente aiutandoli a non seguitare a farsi la guerra.

La descrizione di Ninon in questo romanzo è paradigmatica per tutti quei rapporti tra genitori e figli nei quali i bambini sono più saggi degli adulti e riescono a trovare e suggerire agli adulti delle vie di superamento dei loro conflitti. Perché ai bambini interessa soprattutto poter amare tutti e due i genitori ed essere superiori alle loro dinamiche conflittuali. Dinamiche che, in caso di genitori separati, ovvero di smallfamilies, raggiungono spesso un grado i complessità tale per cui i genitori rischiano in due direzioni. Rischiano, magari proprio per non dare giudizi o mostrare opinioni che potrebbero essere mal interpretate, di evitare del tutto di parlare di quello che fanno i figli con l’altro genitore, senza rendersi conto che il non trattare anche quell’aspetto della vita dei figli, ignorarla e non parlarne mai, equivale a non darle importanza. Come dire che una parte della loro vita quasi non viene riconosciuta. E questo nei figli non può che generare frustrazioni e confusioni.

Il rischio in direzione opposta è quello di volerci entrare troppo, di pretendere di sapere, per poi giudicare o fare confronti. Questo atteggiamento non solo non tiene conto che per i figli spesso è imbarazzante entrare nei dettagli della loro vita con l’altro genitore, ma non tiene sufficientemente in considerazione di quanto sia comunque importante per i figli che i genitori rispettino reciprocamente le idee dell’altro, magari non condividendole, e quanto sia importante che i genitori, e in modo particolare il genitore che vive in modo prevalente con loro, dia il suo ‘placet’ a eventuali altri compagni, mogli o mariti.

Perché le smallfamilies possano diventare arcipelaghi e non rimanere degli atolli è necessario lavorare costantemente per tenere quel punto di equilibrio fatto di rispetto e di una giusta distanza. Esserci senza essere invadenti.

Ninon insegna che all’interno delle famiglie, tradizionali, allargate, ricostituite… è fondamentale proteggersi reciprocamente. E i bambini, nella loro immediatezza e assenza di malizia, nel momento in cui avvertono la mancanza di questa protezione, possono immaginare di esserne responsabili quindi agiscono assumendosi un ruolo e delle responsabilità che a loro certamente non spettano.

Aiutiamo i bambini a vivere da bambini. Anche se vivono da ‘pendolari’ fra una casa e un’altra.

autore

Giuseppe Sparnacci

Giuseppe Sparnacci

Psicologo e psicoterapeuta, sono padre separato di un figlio e nonno di tre nipoti. Già autore di uno dei racconti di smALLholidays, il secondo titolo della collana smALLbooks per Smallfamilies® (Cinquesensi Editore), sostengo le attività dell’associazione e per il sito mi occupo, insieme con Laura Lombardi, del progetto “Riletture in chiave Sf”.

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