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Separata con un figlio, torna dai genitori: un’arma a doppio taglio

scritto da Paola Dora

Separata con un figlio, torna dai genitori: Marta ci ha scritto una lettera e la dottoressa Paola Dora, una delle nostre esperte psicologhe le risponde qui.

Sono Marta, una madre separata da qualche mese e con un figlio di 4 anni. Per vari motivi sono tornata a vivere con i miei genitori anziani, in attesa di tempi migliori. Mio figlio ed io abbiamo una parte della casa tutta per noi. So di essere privilegiata se penso a quanti genitori separati hanno dovuto fare come me e magari vivono in appartamenti più piccoli dove è difficile ritagliarsi anche solo un briciolo di intimità. I miei genitori mi aiutano molto, del resto una baby sitter non potrei permettermela con il mio lavoro precario. Il problema è che questo grande aiuto che sto ricevendo significa, anche, una grande interferenza dei miei genitori nella mia vita e in quella di mio figlio. Spesso sono criticata per come lo sto crescendo e se una sera voglio uscire, questa “libertà” mi viene fatta pesare. Vorrei tanto poter parlare di questo con loro ma temo che non capirebbero e c’è il rischio di passare per la figlia ingrata. Come posso fare?

Cara Marta

ho provato a comprendere la tua fatica nel sentirti dentro una situazione della quale da un lato ringrazi il Cielo, dall’altra che senti di subire!

Spesso le ristrezze economiche ci fanno sentire che non c’è scelta, e ci sentiamo senza libertà anche se in realtà abbiamo scelto. scelte importanti.

Il tema della Scelta è un tema delicato e affascinante, spesso sottovalutato.

La scelta di essere genitore prevede dei doveri, e i tuoi hanno deciso liberamente di aiutare la loro figlia, anche se adulta, in un momento di difficoltà. Tu ne sei grata e devi manifestarlo e condividerlo ma non dovresti sentirti in colpa, in debito, in dovere di fare qualcosa per mostrarti riconoscente

La riconoscenza è un Sentimento, e puoi portarlo nel cuore sia che tu sia a casa a cucinare, sia che ti prenda una serata libera per condividere un momento con gli amici, se loro sono disponibili a tenerti il bambino.

Spesso noi sentiamo le interferenze dell’altro non perché si intromette, bensì perché ci sentiamo giudicati. E’ la nostra paura di non fare la cosa giusta, la scelta opportuna, di essere madri-mogli-lavoratrici perfette che preme e che ci porta a sentire l’altro invadente.

Non ci sentiamo sempre compresi perché noi stessi fatichiamo ad accettarci e ad accettare la nostra storia.

Il senso di colpa, che origina lontano, che caratterizza le nostre vite e diventa evidente vicino a esperienze quali quelle della separazione, soprattutto se abbiamo dei figli, ci rende meno lucidi, stanchi, demotivati.

Sono certa che se prima coltivi dentro di te un Sentimento di riconoscenza per i tuoi e di accettazione della tua situazione, potrai parlare con loro apertamente, sottolineando che purtroppo temi l’errore, e così se una sera esci temi il loro disappunto e che anche se loro ti aiutano tu come madre hai il dovere di scegliere per tuo figlio, magari considerando le loro indicazioni se ritieni che la loro maggior esperienza li abbia resi più saggi e che i loro siano consigli accoglienti e non giudizi taglienti.

Immagine tratta dal sito Pantarei

autore

Paola Dora

Psicologa e formatrice, counselor olistico. Lavoro per l’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda nell’ambito della Psicologia della Salute nell’equipe del reparto di Ginecologia e Ostetricia e nel centro di Procreazione Assistita. Promuovo percorsi formativi per operatori socio-sanitari all’interno della visione metodologica del prof. Paolo Bendinelli dell’Università Popolare Anidra, sia nel supporto psicologico alla persona che nei percorsi formativo-esperienziali per i gruppi. Ho lavorato nelle scuole pubbliche come insegnante e formatrice per docenti e genitori. Per questo sito scrivo nella sezione Corpo Mente Spirito.

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