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Unioni civili: dietro al divieto delle adozioni, un’ingiustizia ai danni di tutt*

Cristina Sebastiani

La legge sulle Unioni Civili, il tanto discusso testo Cirinnà, passato il 25 febbraio 2016 anche al Senato, sono state stralciate le questioni riguardanti le adozioni.

La cosiddetta stepchild adoption altro non è che l’adozione del figlio del partner.

Cosa significa: che se una persona è già genitore e ne incontra un’altra, si mettono insieme e decidono di crescere insieme questo bambino, il bambino in questione avrà sempre un genitore che per legge non può essere suo tutore legale, mentre il suo genitore biologico sarà sempre, per legge, un genitore single.

E, da single, sappiamo bene quante limitazioni ci siano.

Ora, aspettando che al Governo si mettano d’accordo su un’altra legge e mentre alcuni tuonano concetti tipo “è contro natura crescere un figlio che non è tuo”, ci sono alcune considerazioni da fare.

Adottare il figlio del partner è già abbondantemente possibile per le coppie eterosessuali sposate.

Si fa e si stra-fa, quando ce n’è la necessità o il desiderio.

Lo fanno i nuovi mariti delle mamme single, quando il papà biologico del loro figlio non ha riconosciuto la creatura né se n’è mai interessato.

Lo fanno anche quando un papà biologico c’è, ma è, appunto, assente.

Lo fanno le mogli con i precedenti figli del marito, che magari è un vedovo con figli a carico.

Lo fanno persino le mogli con i figli del marito, frutto di relazioni adulterine, la cui madre è deceduta, o assente o per qualunque motivo impossibilitata ad occuparsene.

Naturalmente non è una decisione del singolo cittadino, né della singola famiglia: il Tribunale dei Minori, gli assistenti sociali, gli psicologi valutano attentamente, con numerosi colloqui e un iter che dura circa un anno, tutto l’entourage e chiunque entri in contatto di cura continuativa con il bambino o i bambini.

Lo fanno se, ripeto, tutto questo avviene all’interno di un Matrimonio.

Non lo fanno le coppie di fatto, nemmeno quelle eterosessuali.

Il grosso problema è che l’unione civile non si vuole equiparare, quanto a diritti, a un Matrimonio (lo scrivo apposta con la maiuscola).

Tutto qui.

Non c’entra affatto il sesso dei genitori.

E’ facile capire che in una società in cui il Sacro Vincolo non si suggella né in Chiesa né in Comune per la maggioranza delle coppie, è veramente medievale agire ancora come se ci fosse una categoria di coppie “pure”, Sposate, a cui è permesso fare e disfare, e una categoria di coppie “impure”, Conviventi (anche se in maniera oggi detta Civile) a cui bisogna contare ogni respiro.

Per questo, immagino, si chiede (da parte delle associazioni LGBT) che anche il cosiddetto obbligo di fedeltà sia inserito nei regolamenti delle unioni civili, per tutelare chi subisce un tradimento e chiede, insieme al divorzio, un risarcimento: se ne hanno diritto gli Sposati, perché gli altri no?

I Conviventi possono tradire serenamente perché tanto da loro non ci si aspetta che non lo facciano? Per me è veramente orribile!

Da genitore single eterosessuale, che probabilmente non si risposerà mai più, posso dire che trovo davvero inqualificabile che si cerchi in ogni modo di riservare l’istituto del Matrimonio alle coppie eterosessuali, stabilendo che queste hanno qualcosa in più poiché possono procreare congiungendosi tra loro come Bibbia prescrive.

E non mi si obietti che vanno contro Natura, poiché in Natura la Coppia esiste solo a scopo riproduttivo per la maggior parte delle specie e dura, dunque, dai cinque minuti alla mezz’ora quando proprio se la spassano, dunque non mi si venga a parlare di Naturale, per favore. A meno di non voler elevare a modello l’istituto musulmano del Matrimonio Temporaneo[1] (peraltro ormai in disuso anche nei Paesi di più stretta osservanza!).

E dal momento che, anche in una coppia omosessuale che desidera adottare il figlio di uno dei due partner, si sa che quel figlio è venuto al mondo tramite l’unione di un uomo e di una donna (o di un ovulo e uno spermatozoo almeno), di contro natura non c’è proprio niente.

Mi sono sposata una volta e mi è bastato.

E in questo caso lo dico solo riferendomi all’aura di santità che il Matrimonio porta con sé: è questo sentire che è Medievale e ripeto, non ha nulla a che vedere con il sesso dei genitori.

Cari LGBT vi stanno usando come scusa, la verità è che ce l’hanno con tutti quelli che Vivono Nel Peccato.

Care coppie conviventi aprite gli occhi! Questa cosa riguarda tutti!

Cari genitori single, non crediate di essere esenti, avete già meno diritti delle coppie sposate e non ho mai sentito nessuno lamentarsene: non possiamo adottare nemmeno noi, come se non dimostrassimo a sufficienza di essere ottimi genitori allevando i figli che abbiamo generato e che cresciamo da soli.

Non sono diritti tolti solo alle coppie omosessuali (e già sarebbe grave): è un’ingiustizia profonda ai danni di tutti.

[1] La Mut’a https://it.wikipedia.org/wiki/Mut%27a è un contratto istituito per aggirare il divieto di fare sesso al di fuori del matrimonio e il divieto ad avere più di quattro mogli: era in vigore principalmente circa duecento anni fa, ma nei paesi di influenza saudita è sopravvissuto fino quasi ad oggi.

autore

Cristina Sebastiani

Cristina Sebastiani

Consulente per l’immigrazione e le coppie miste, madre di un bambino, collaboro al sito con interventi mirati sul tema. Ho scritto anche uno dei racconti dell’antologia smALLholidays, secondo titolo della collana smALLbooks per Smallfamilies® (Cinquesensi Editore) e firmo post nella sezione “Diario d’Autori”. Faccio parte della rete dei servizi convenzionati con l’associazione.

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