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Unioni civili: legge e opinioni

Laura Lombardi
scritto da Laura Lombardi

Πατήρ ο θρεψας κουχ ο γεννησας

È padre chi alleva, non chi genera

(Meneandro – Atene, IV sec a.C.)

Il 25 febbraio 2016, con l’Atto n. 2081 della XVII Legislatura della Repubblica italiana, il Senato ha approvato il disegno di legge presentato da Monica Cirinnà (modificato rispetto al testo originario, stralciando la parte relativa alla cosiddetta stepchild adoption)

Il titolo del ddl è: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze

Anche in Italia, quindi, per la prima volta, oltre al Matrimonio, vengono riconosciute sia Convivenza sia Unioni civili.

Al riguardo, abbiamo già pubblicato la riflessione della socia e collaboratrice Cristina Sebastiani, consulente immigrazione e coppie miste, e madre single

In questo post riuniamo invece gli articoli di varie testate o siti che abbiamo già condiviso sulla nostra pagina facebook come sintesi sui contenuti del ddl stesso e come spunti per ulteriori riflessioni.

Come sintesi sui cambiamenti riguardo le convivenze Smallfamilies ha scelto un articolo di Internazionale:

Il dibattito sulle unioni civili in Italia – 26
feb 2016 16:34

  • Cosa prevede il disegno di legge Cirinnà sulle convivenze

Il maxiemendamento al disegno di legge Cirinnà approvato il 25 febbraio dal senato con 173 sì, 71 no e nessuna astensione prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in Italia, ma contiene una seconda parte che regolamenta per la prima volta a livello nazionale le coppie di fatto, sia eterosessuali sia omosessuali. In molte città italiane esistevano già dei registri delle coppie di fatto, ma non esisteva una legge nazionale sulla materia. Cosa prevede questa parte della norma:

  • La convivenza di fatto viene riconosciuta alla coppie di maggiorenni, sia eterosessuali sia omosessuali, che vivono insieme e che non hanno contratto un matrimonio civile o un’unione civile.
  • I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi in caso di detenzione di uno dei due.
  • In caso di malattia o di ricovero i conviventi hanno il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, con le stesse regole previste nel matrimonio e nell’unione civile.
  • Ciascun convivente può designare l’altro come suo rappresentante, con poteri limitati o assoluti, per le decisioni in materia di salute in caso di malattia che comporta incapacità d’intendere e di volere.
  • Nel caso di morte ciascun convivente può designare l’altro come suo rappresentante per quanto riguarda la donazione di organi, funerali, le modalità di trattamento del corpo. Questa designazione può avvenire attraverso uno scritto autografo oppure in forma verbale davanti a un testimone.
  • Nel caso di morte di uno dei due conviventi che ha anche la proprietà della casa comune, il partner superstite ha il diritto di stare nell’abitazione per altri due anni, o per il periodo della convivenza se superiore a due anni, comunque non oltre i cinque anni. Se nella casa di convivenza comune vivono i figli della coppia o i figli di uno dei due, il convivente che sopravvive alla morte dell’altro può rimanere nella casa comune per almeno tre anni. E inoltre in caso di morte il partner superstite ha il diritto di succedere all’altro coniuge nel contratto d’affitto. Questo diritto si estingue in caso di una nuova convivenza con un’altra persona, o in caso di matrimonio o unione civile.
  • I conviventi possono stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro: il contratto può essere redatto in una scrittura privata o con un atto pubblico che poi deve essere registrato da un notaio o da un avvocato, il quale deve comunicare al registro anagrafico comunale l’atto.
  • Il contratto di convivenza può contenere l’indicazione della residenza comune, le modalità di contribuzione alle necessità della vita comune, il regime patrimoniale della comunione dei beni.
  • Il contratto di convivenza è nullo, se indica dei termini o delle condizioni.
  • Il contratto di convivenza può essere sciolto per: accordo delle parti, recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno dei conviventi e un’altra persona, e morte di uno dei contraenti.
  • In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice può riconoscere a uno dei due conviventi, che si trova in stato di bisogno, il diritto agli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.
  • La convivenza non dà diritto alla pensione di reversibilità.

Come sintesi sulle Unioni Civili Smallfamilies ha scelto:

un articolo apparso sul Fatto quotidiano – 26 febbraio 2016

Nascoste dalle polemiche sui diritti per gli omosessuali, ecco quali sono le novità per gli etero che non vogliono passare dal matrimonio

Oscurato dalle polemiche sulla parte delle unioni civili tra le coppie omosessuali, le norme sulle convivenze è passata un po’ in sordina. Eppure il ddl Cirinnà regola anche le coppie eterosessuali che vivono sotto lo stesso tetto, ovvero quelle persone che in termini burocratici sono unite da “legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Poche – e meno controverse – le modifiche rispetto agli articoli sulle unioni civili che comunque hanno reso un po’ più leggere le norme rispetto alla versione Cirinnà.

Chi sono i conviventi

Si intendono conviventi di fatto “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Per l’accertamento della “stabile convivenza” si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica.

I diritti “automatici”

I conviventi avranno gli stessi diritti dei coniugi qualora uno dei due fosse arrestato. Inoltre in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, previste per i coniugi e i familiari. E ancora: ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Il ddl interviene anche per i casi di affitto: in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. I conviventi di fatto possono godere del titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare. Il convivente, in caso di cessazione dell’istituto, ha diritto di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. Questi diritti scattano automaticamente, senza la stipula di alcun contratto.

Diritti nell’impresa

Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato. Anche questi sono automatici.

Il contratto di convivenza (solo per il patrimonio)

I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la stipula di un contratto di convivenza. Il contratto di convivenza, le sue successive modifiche e il suo scioglimento sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità.

Come riflessione e opinione di rappresentanti della Chiesa cattolica Smallfamilies ha scelto di condividere un documento firmato da 7 preti cattolici, cittadini italiani, rispettosi della laicità dello Stato.

Noi preti cattolici diciamo no al compromesso sulle Unioni civili

dongiorgio.it – 24 febbraio 2016

Figli di quel Dio, laico che “non abita in edifici (materiali e/o ideologici) fatti da mano d’uomo” (Atti 7,48) e che “fa sorgere il sole sui buoni come sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5,45), seguaci di quel vangelo che ci ricorda che noi cristiani non siamo nati né da carne né da sangue ma da Dio-Amore (Giovanni 1,13), di fronte al dibattito e alle lotte di parte che lo inficiano, non possiamo continuare a tacere.

Noi preti cattolici firmatari, cittadini di uno Stato che vogliamo credere ancora laico e libero, ci troviamo a disagio nel difendere l’ultima versione del disegno di legge-Cirinnà sulle unioni civili perché è un compromesso al ribasso, frutto della peggiore interdizione reciproca dentro una maggioranza di governo raccogliticcia e indifferente ai diritti civili, ma interessata alle manovra di potere.

Siamo a disagio per la qualifica di «cattolici», assunta da senatori e deputati che in Parlamento appoggiano e votano qualsiasi sconcezza, calpestano qualsiasi etica, sono conniventi con malaffare, malavita e interessi di parte, facendo della corruzione e della illegalità il loro pane quotidiano.

Rifiutiamo che il governo, da costoro appoggiato e ricattato, si appropri di una legge che dovrebbe essere di esclusiva competenza parlamentare, senza – questa volta sì! – alcun vincolo di appartenenza, trattandosi di tutela dei diritti che non dovrebbero essere mai merce di scambio politico.

Noi affermiamo che se in Italia vi fosse anche una sola coppia di persone che convivono, i suoi componenti hanno il diritto di essere tutelati e garantiti non solo come singoli, ma anche come nucleo affettivo e familiare «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (Costituzione Italiana Art. 3 § 2).

Affermiamo con la Costituzione, ancora non deformata e manomessa e identificandoci in essa, che «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» (Id., art. 2).

Siamo convinti che la storia dell’umanità non è mai stata portatrice di un solo modello di famiglia e tanto meno si fa garante di «una famiglia come voluta da Dio», dal momento che la Sacra Scrittura (Antico e Nuovo Testamento) non ne parla, ma offre a ciascuno la possibilità di vivere il dono dell’alleanza e dell’amore a perdere come segno e manifestazione del volto del Dio di Gesù Cristo. La famiglia osannata nei vari «Family Day» è un’astrazione, legata a una particolare cultura di particolari momenti storici, condizionata da sistemi e costumi sociali, economici e religiosi.

Sperimentiamo che la «famiglia «uomo-donna-bambino/a», troppo spesso è il luogo turpe delle più atroci violenze, anche di natura sessuale, sui bambini, che i difensori di quel modello vorrebbero tutelare. Anche noi siamo dalla parte dei bambini, ma vogliamo esserlo sempre e non solo a certe condizioni.

La nostra esperienza dice che occorre interrogarsi, senza preclusione di sorta, sull’esclusivo interesse, che deve essere assoluto, del bambino o della bambina, valutando non il diritto all’adozione, ma unicamente la capacità, la disponibilità, l’idoneità adottiva e affettiva degli adulti che vogliono prendersi cura e tutela del minore, senza alcuna riserva verso la coppia tradizionale, la coppia omosessuale/lesbica, i nonni, parenti o altre situazioni oggi non previste.

Noi, cittadini italiani e preti cattolici rispettosi della laicità dello Stato che difendiamo da ogni ingerenza indebita, ci appelliamo ai deputati e ai senatori del Parlamento che hanno ancora il senso della dignità e del dovere dello Stato, perché senza manovre di bassa lega, diano all’Italia una legge degna di uno Stato di Diritto, lasciando le valutazioni etiche alle coscienze dei singoli e trattando i propri cittadini da persone adulte e non da immaturi, decidendo delle loro scelte e della loro vita.

Alcuni credenti o anche non credenti hanno tutto il diritto di non condividere il disegno di legge in discussione al Senato, ma non hanno il diritto di imporlo con la forza, ricattando con minacce di ritorsione elettorale. Estendere i diritti non è mai un atto pericoloso, per nessuno, bambini compresi.

Facciamo nostro il programma ideale che San Paolo formula in una sua lettera e che spesso noi leggiamo in occasioni della celebrazione di Matrimoni: «L’Amore è magnanimo, benevolo è l’Amore; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine» (1Cor 13,4-8).

Paolo Farinella, prete (Genova)

Aldo Antonelli, prete (Avezzano – AQ)

Raffaele Garofalo, prete (Sulmona – AQ)

Michele Dosio, prete (Torino)

Pippo Anastasi, prete (Torino)

Giorgio De Capitani, prete (Milano)

Claudio Miglioranza, prete Castelfranco Veneto (TV)

Come riflessione e opinione di un giurista Smallfamilies ha scelto di condividere la posizione di Stefano Rodotà

Huffingtonpost.it – 26 febbraio 2016

Unioni civili, Stefano Rodotà al Fatto: “Occasione persa, siamo sempre lontani dalla civiltà europea”

“Una giornata infelice”. Stefano Rodotà boccia il compromesso sulle unioni civili. “Un’altra occasione persa dal legislatore” commenta amaramente il costituzionalista in un’intervista al Fatto Quotidiano.

“Per celebrare il risultato ora dicono che è solo l’inizio. Ovvio: meglio che ci sia una regolamentazione, ma non dimentichiamo i suoi enormi limiti. Purtroppo gli interventi sono stati tutti finalizzati a segnare il massimo di distanza possibile tra le unioni civili e il matrimonio. In assoluta controtendenza con la Carta europea dei diritti fondamentali che ha modificato la Convenzione europea cancellando la diversità di sesso per tutte le forme di organizzazione familiare. L’ultimo esempio è l’esclusione della fedeltà, una forzatura che si risolve in un’ulteriore discriminazione per le coppie dello stesso sesso […] Nella Cirinnà l’orientamento sessuale è stato il confine per abbandonare l’articolo 5 sulle adozioni parentali. Causando una doppia discriminazione: ai danni della coppia e ai figli“.

Una legge che doveva sanare una discriminazione non sortisce questo effetto.

“Ho sentito evocare la sentenza 138/2010 della Consulta, che porrebbe un vincolo insuperabile: non si può andare verso il matrimonio egualitario. Nella discussione sulla legge se ne è data una lettura ancora più restrittiva sottolineando in ogni occasione la distanza tra matrimonio e unioni civili. Ma c’è un fondamento comune nell’affetto, nella gestione della vita familiare, nella costruzione della genitorialità: i due istituti si incontrano. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2005 lo dice esplicitamente. Questa legge, che avrebbe dovuto sanare una discriminazione, non fa altro che ribadirla”.

Un risultato che per Rodotà è insufficiente anche perché frutto di un’errata strategia politica da parte di Matteo Renzi.

“Quando Renzi si è trovato dinanzi a divisioni che mettevano in discussione punti essenziali della legge, non ha scelto la strada del confronto, ha pensato di aggirare il problema con il solito espediente procedurale: il supercanguro. Strumento che non era necessario visto che era caduta la maggioranza degli emendamenti. Era possibile aprire una trattativa politica. Invece quando L’Unità pubblica l’sms di Airola alla Cirinnà dà la prova che si è cercato un accordo sottobanco.

autore

Laura Lombardi

Laura Lombardi

Scrittrice, con un passato televisivo. Coordinatrice dell’area culturale ed eventi. Madre separata di una figlia, sono curatrice, insieme con Raethia Corsini, del progetto smALLbooks. Per il sito scrivo per la sezione “Magazine” e “Diario d’Autori”. Condivido con Giuseppe Sparnacci il progetto “Riletture in chiave smallfamily”.

Sono nata nel 1962, scrivo e ho un’unica adorata figlia nata nell’anno 2000. Con Susanna Francalanci ho scritto alcuni libri per ragazzi pubblicati dall’editore Vallardi e il giallo Titoli di coda, per Eclissi editrice. Per parecchi anni ho lavorato come autrice televisiva, soprattutto in Rai, soprattutto con la vecchia RaiTre. Prima ancora c’era stato il periodo russo, quello in cui ho frequentato Mosca, l’Unione Sovietica e la lingua russa.Il canto, la ricerca attraverso il suono e la voce, il tai chi, sono gli strumenti privilegiati con cui mi oriento. Amo camminare, soprattutto nel silenzio denso di suoni dei boschi dell’Alta Valmarecchia, dove ho la fortuna di avere una casa che saltuariamente apro per ospitare incontri, corsi e altre iniziative: Croceviapieve. Vivo il progetto Smallfamilies come parte fondamentale del mio percorso evolutivo.

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