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I gruppi di parola

Marcella Grassi
scritto da Marcella Grassi

I Gruppi di Parola li ho scoperti ascoltando M. Simon, dottore di ricerca in psicologia clinica e psicopatologia, specializzata nei problemi infantili e nelle transizioni familiari, ad un convegno. In quell’occasione Lei ne illustrò le caratteristiche principali e al termine del seminario decisi di approfondire e formarmi per poi poterli condurre.

“Un bambino senza spazio di parola non può esercitare le proprie funzioni riflessive ed elaborare ciò che vive” (M.Simon  – C.Marzotto – M.Bonadonna)

I Gruppi di Parola nascono circa vent’anni fa in Canada, un Paese culturalmente evoluto che contempla al proprio interno modelli culturali differenti capaci di unire aspetti anglofoni e francofoni. Una terra, va ricordato, aperta alle migrazioni e a modi nuovi di affrontare le tematiche sociali. Sempre in Canada, ad esempio, la Mediazione Familiare è prassi consolidata ormai da tempo, viene offerta gratuitamente dal Servizio Pubblico alle coppie attraverso due incontri informativi e ulteriori cinque per permettere di separarsi nel miglior modo possibile.

In Italia, i Gruppi di Parola arrivano alcuni anni dopo proprio grazie a M. Simon  che a valle di una ricerca universitaria, inizia a promuoverne la divulgazione.

La domanda che guida la sua ricerca è: quale effetto ha la separazione sui bambini? E i risultati a cui giunge dimostrano che quello che conta principalmente è come si affronta la separazione, e come viene elaborata.

Per raccontare i Gruppi di Parola parto dalle domande più frequenti che mi porgono quei genitori che stanno vivendo, o hanno vissuto, l’esperienza della separazione, e alle quali rispondo quando li incontro.

La più semplice, e naturale, è: “Ma cos’è esattamente un Gruppo di Parola?”

Cari genitori, un Gruppo di Parola è un gruppo di sostegno e di scambio composto da bambini o adolescenti che stanno vivendo una fase di trasformazione della propria famiglia come quella della separazione. Immaginatelo come uno spazio all’interno del quale è possibile ipotizzare soluzioni, come luogo dove si acquisiscono informazioni utili a leggere diversamente la conflittualità nella quale loro stessi, molto spesso, sono coinvolti.

Pensate al gruppo come mente collettiva e insieme di risorse perché questo è nella pratica; un percorso finalizzato a ridurre i fattori di rischio e a potenziare quelli protettivi attraverso un lavoro sui processi di resilienza di ogni bambino, e ragazzo.

Le finalità sono molteplici: innanzitutto quella di normalizzare l’esperienza della separazione dei “grandi” attraverso la condivisione tra coetanei, facilitando la comunicazione con i propri genitori. Rappresenta un invito a riflettere sul tema della separazione, l’imperativo, lo dico spesso, potrebbe essere: “Di questa cosa si può parlare!”

Il protocollo proposto da M.Simon racchiude un approccio metodologico ben definito composto da 4 incontri con i bambini, o i ragazzi, della durata di due ore ciascuno. Nel corso del 4° incontro, nell’ultima ora, è prevista anche la presenza dei genitori. Infine, a distanza di 15/20 giorni dalla conclusione del percorso, viene offerta la possibilità di un colloquio – individuale o in coppia – dove il conduttore insieme ai genitori riflette sull’esperienza vissuta dalla famiglia. Cosa hanno appreso? Quali eventuali modificazioni sono avvenute nei bambini? E negli adulti? Come hanno vissuto il mese in cui i loro figli hanno frequentato il Gruppo di Parola? Di cosa si sono accorti? Quali sono state le loro scoperte?

Un’altra domanda frequente è: “Perché sono soltanto 4 incontri..?”:

E’ importante sia un tempo breve e circoscritto, non va creata alcuna dipendenza con il conduttore, e non si deve etichettare chi partecipa come “figlio di genitori separati”. Il Gruppo di Parola non deve diventare identitario, e anche per questa ragione nella struttura degli incontri vengono valorizzate due fasi imprescindibili di ogni evento: l’inizio e la sua conclusione.

All’interno del percorso ci si ascolta attivamente, si utilizzano diverse modalità espressive, si leggono brani, e si riflette insieme attorno al tema della separazione. L’ultimo contributo, prima di incontrare i genitori, è rappresentato dalla stesura di una lettera da parte dei bambini che diventa il prezioso “messaggio corale” che il gruppo legge e dedica ai genitori durante l’ultimo incontro.

Si trasforma dunque in esperienza molto creativa all’interno della quale a ogni bambino, se vuole, viene dato modo di “mettere parola” e condividere con i compagni ciò che pensa e sente.

Trattando la separazione possono essere affrontate una serie di tematiche quali il conflitto e i frequenti litigi dei genitori, l’esplorazione di emozioni come rabbia e tristezza, oppure il significato che assume per un bambino costruire le proprie abitudini abitando in due case. E ancora, quali sono le relazioni con gli altri membri della famiglia, fratelli, nonni, amici, come stanno vivendo eventuali ricomposizioni familiari, oppure come ci si parla tra adulti e bambini.

Bambini e ragazzi imparano qualcosa di semplice e prezioso, ossia che le famiglie a volte si trasformano, attraverso il confronto con i coetanei condividono le diverse fasi della propria esperienza sviluppando anche la capacità empatica di mettersi nei panni dell’altro.

Grande attenzione da parte di chi conduce viene dedicata alla cura del luogo attraverso la creazione di due spazi fisici differenti e volutamente distinti: un angolo morbido, caldo e accogliente, composto da tappeti e cuscini in cui ci si accomoda insieme ai bambini all’inizio e alla fine di ogni incontro e necessario alla creazione di regole e rituali che li rassicurino, e un altro in cui si lavora in maniera più libera e fantasiosa, che diventa il laboratorio nel quale i bambini possono sperimentarsi in maniera giocosa.

Un significato importante a cui tengo particolarmente riguarda l’introduzione dei Gruppi di Parola come iniziativa utile e culturalmente innovativa perché in grado di sovvertire alcuni stereotipi e pregiudizi, radicati da tempo nella nostra società, e riferiti alla comunicazione genitori-figli su tematiche difficili come quella della separazione.

E’ frequente il pensiero che i figli non capiscano certe cose, a volte si ritiene siano troppo piccoli e che parlarne faccia più male che bene. Si Pensa “meglio non dire..” perché convinti, in assoluta buona fede, che questo è il modo migliore per proteggerli rispetto ad un momento difficile da superare. Ecco allora che assistiamo alla cosiddetta “congiura del silenzio”, una modalità dannosa perché i bambini, attraverso l’apprendimento di un modello “evitante” – quello del non dire – possono giungere a censurare dentro di sé non solo la tematica della separazione ma anche altri possibili vissuti che stanno a cuore e di cui sono protagonisti come ad esempio un episodio scolastico.

Seconda convinzione comune: “I bambini e i ragazzi sono più fragili degli adulti e non possono sopportare certe notizie”. Va allora ricordato che bonificare la realtà dagli eventi dolorosi comporta il rischio che la stessa non venga percepita dai bambini nella sua interezza, inibendo così l’uso del pensiero e la propria capacità di imparare a fronteggiare eventuali e future situazioni difficili. Un altro stereotipo da rivedere in materia di separazione è rappresentato dall’idea che ai bambini bisogna comunque dire “sempre” la verità senza però preoccuparsi di adeguare contenuti e modi all’età, al loro sviluppo evolutivo, producendo come naturale conseguenza comunicazioni non adeguate.

Vivere l’esperienza come conduttrice di un Gruppo di Parola rappresenta un dono straordinario che permette di verificare sul campo il potere trasformativo racchiuso in questo percorso. Incontrare e lavorare con bambini e ragazzi che, dentro un tempo tanto breve, riescono a esprimere dubbi, emozioni, domande sulla separazione, significa agevolare l’elaborazione di quell’esperienza affinché possano trovare strategie, risorse, e soluzioni.

Condividere con altri coetanei risulta altamente benefico perché li libera dal timore e dall’ansia di non poter dire, e fa vivere sulla propria pelle la forza e la bellezza di farlo come gruppo.

Nella lettera finale letta ai genitori quel “Noi” comunica cose che i bambini hanno voglia di dire ai “Grandi” e la potenza di queste parole è enorme, scatena emozioni intense e riflessioni preziose capaci di produrre spostamenti, talvolta modificazioni, intese come messa in discussione di alcuni comportamenti delle mamme e dei papà che ascoltano quel preciso messaggio. Altrettanto salutari le parole che subito dopo i genitori, sempre in gruppo, rivolgono ai bambini. Vedere accadere ciò, farne parte, significa toccare con mano la magia di uno scambio, l’incanto di come una semplice lettera riesca a donare ai genitori una consapevolezza diversa, parole magari già note o immaginate ma che ascoltate dai propri figli commuovono, regalando una presa di coscienza di grande valore.

I Gruppi di Parola sono una realtà già presente in diverse Regioni, secondo una ricerca eseguita di recente dall’Università Cattolica, i Centri dove attualmente si svolgono sono 67 con prevalenza al Nord. Come illustrato all’interno di un Convegno svolto a Roma lo scorso 3 dicembre, è in campo anche un progetto promosso dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Toniolo di Studi Superiori per proporre i Gruppi di Parola come misura strutturale da inserire nei Piani Nazionali per l’infanzia e per la famiglia. Nel corso dell’incontro il Garante F. Albano ha ricordato che: “Uno degli effetti più rivoluzionari della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è la promozione di relazioni familiari non più basate sul concetto di autorità bensì su quello della responsabilità nei confronti dei figli. Questo porta a mettere al centro bambini e ragazzi ed evitare che situazioni di conflittualità e di crisi familiare possano arrecare loro dei danni. E questa è la stessa direzione che percorre la “Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori”: dieci punti fermi che pongono al centro i figli e sono ispirati ai valori stessi della Convenzione.

Mi auguro dunque che i Gruppi di Parola possano continuare a crescere nel nostro Paese perché introducono un elemento socio-culturale semplice ma spesso ancora assente, quello cioè di legittimare i propri figli a esprimere anche le emozioni contenute nelle difficoltà, senza censurare ciò che l’esperienza di una separazione può comportare e dentro la quale i figli, vivendola, sono comunque parte attiva.

Come ci ricorda M. Simon il vero problema non risiede nella separazione della coppia bensì nel come si affronta tale separazione, proprio perché è quel “come” a determinare e generare effetti negativi sull’intero sistema familiare. In questa direzione i Gruppi di Parola vogliono compiere un passo, costruendo un ponte utile ad affrontare le difficoltà di un cambiamento familiare e aiutando bambini e ragazzi a vivere in maniera più serena l’esperienza separativa dei loro genitori.

 

 

autore

Marcella Grassi

Marcella Grassi

Marcella Grassi, Counsellor Professionista da diversi anni e Mediatrice Familiare, trascorro le mie giornate tra progetti di formazione in un‘azienda di Telecomunicazioni e il Centro Famiglie di Reggio Emilia, una realtà legata al Servizio di programmazione del sistema di Welfare della città. Appassionata di cinema, tv, teatro, e di modelli che intercettino i bisogni delle Persone con politiche capaci di rispondere alle trasformazioni della società in cui viviamo.   Ancora figlia, talvolta mamma, di una ironica signora di 80 anni, ecco la mia famiglia “a geometria variabile” oggi.

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