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ISEE 2015, l’impatto sulle smallfamilies

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scritto da Smallfamilies

ISEE 2015, l’impatto sulle smallfamilies qual è? L’abbiamo chiesto a un’esperta. Questa è la sua risposta.

E così finalmente abbiamo il nuovo ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Finalmente è probabilmente una parola grossa. Il legislatore ci aveva promesso meno burocrazia e più controlli. Vediamo che cosa significa per le smallfamilies.

La documentazione

Il Governo dice che il cittadino con il nuovo ISEE deve affrontare meno burocrazia, perché solo una parte delle notizie utili dovranno essere autocertificate, mentre la maggior parte dei dati deriveranno direttamente dal collegamento tra la banca dati dell’INPS e quella dell’Agenzia delle Entrate.

In realtà la mole di documentazione da presentare è notevole e anche più complessa rispetto al precedente ISEE. Questo per due ragioni: molte delle voci che compongono l’ISEE derivano da dati che non sono presenti né nel data base dell’INPS, né in quello dell’Agenzia delle Entrate (penso alla giacenza media dei conti correnti bancari o postali o contratti di assicurazione sulla vita); inoltre, per la maggior parte dei cittadini l’ISEE viene compilato da un CAAF, che dunque ha bisogno di avere tutti i documenti a disposizione, anche perchè i programmi di applicazione non prevedono il collegamento con la maggior parte delle banche dati.

Ma vediamo alcune chicche rispetto ai documenti.

In realtà sembra quasi che si sia alla ricerca del prossimo partecipante a Mister Miliardo: si va dalle navi o imbarcazioni alle partecipazioni azionarie in società quotate in Italia e all’Estero. E la cosa difficile non è tanto dimostrare l’esistenza delle imbarcazioni o delle partecipazioni azionarie, quando il dimostrarne la non esistenza.

Ci sono poi i paradossi, come ad esempio la necessità di dichiarare se si hanno libretti al portatore, che sono stati aboliti da ormai tre anni.

Per quanto riguarda poi i conti correnti bancari o postali, precedentemente bastava avere l’ultimo estratto conto di chiusura dell’anno (che normalmente arriva a casa e quindi è in possesso del cittadino). Ora si fa riferimento alla giacenza media annua e quindi occorre una specifica certificazione da parte della banca, che occorre richiedere e che, a seconda di che tipo di contratto si ha con la banca stessa (e normalmente meno soldi si hanno e meno operazioni gratuite sono previste dal contratto), si deve anche pagare.

E le smallfamilies?

Occorre innanzitutto ricordare che il nuovo ISEE è stato presentato come la risposta alle difficoltà delle famiglie numerose (che sono numerose in sé, ma tutt’altro che numerose nel panorama generale del numero delle famiglie italiane). Quindi è evidente che le famiglie monogenitoriali, o le coppie o i singoli sono svantaggiati con il nuovo ISEE.

Uno studio, presentato dalla rivista telematica “Fisco Equo” e che propone alcune comparazioni sia tra vecchio e nuovo ISEE, sia all’interno del nuovo ISEE, ci consegna una situazione veramente paradossale. Un singolo con un reddito di €7.602,61 annui, che paga un affitto di € 1.200,00 annui ed ha un patrimonio immobiliare di € 500,00 annui, avrà un valore ISEE di € 6.099,59. Le stesse condizioni di affitto e di patrimonio immobiliare, ma con un reddito annuo di € 22.738,37 di una coppia con tre figli porta ad un ISEE di € 4.550,28.

Questa parte dello studio citato conclude che, “in particolare tra i redditi più bassi, i singoli e lecoppie risultano particolarmente svantaggiati” (dove per coppie evidentemente si intende il nucleo formato da 2 persone, non necessariamente la coppia coniugale).

Ma il vero colpo di mano riguardava la presenza di disabili all’interno del nucleo (aspetto che riguarda in maniera trasversale le famiglie, ma che risulta particolarmente drammatico nel caso di smallfamilies).

Il nuovo ISEE prevedeva infatti l’introduzione nel reddito complessivo della famiglia anche le indennità (ad esempio quella di accompagnamento) e le pensioni di invalidità o simili percepite da persone con disabilità. Queste somme erano escluse dal reddito complessivo nella precedente normativa.

E qui chiudiamo con una buona notizia (che però non nasce dal ripensamento del legislatore, bensì dall’azione convinta delle associazioni dei disabili e delle famiglie con componenti disabili e/o in condizione di non autosufficienza): Il TAR del Lazio ha dichiarato illegittima questa parte della nuova normativa e pertanto le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento non vanno considerate tra i redditi disponibili.

Una buona notizia, dicevo, ma che comporterà un disagio alle famiglie interessate che dovranno a questo punto rifare la documentazione ISEE, con nuove code, nuova presentazione della documentazione e magari anche discussioni per quelle prestazioni per le quali i termini per l’esenzione o riduzione sono già scaduti.

Meno burocrazia e più controlli, dunque. O solo meno accesso ai diritti?

L’articolo è stato curato da Anna Traverso

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"La redazione" del gruppo Smallfamilies aps

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