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L’età straniera, il romanzo di Marina Mander racconta le smallfamilies

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scritto da Smallfamilies

L’età straniera è il nuovo romanzo di Marina Mander.  Ne vogliamo parlare e volentieri per tre ragioni. La prima: Marina Mander, che è una scrittrice da sempre attenta alla vita interiore  specie quella dei bambini e dei ragazzi e, in qualche modo, in ogni suo romanzo sviluppa sempre un’indagare intorno alle relazioni familiari, è sempre vicina a Smallfamilies, come lei stessa racconta in questo articolo appena uscito su Il Libraio dal quale estrapoliamo l’incipit:

“Famiglie a geometria variabile”, così Smallfamilies, una piccola ma importante associazione con cui ogni tanto collaboro, le definisce. Monadi monoparentali e nuclei che si sgangherano e poi si ricompongono, figli che si smarriscono, si incazzano pur cercando quiete, o coppie che si tengono insieme malamente, assistite più che dal buon senso, dagli avvocati. O, ancora, fortezze “disfunzionali” come nel geniale film di Yorgos LanthimosKynodontas, dove la dittatura genitoriale si regge sulla falsificazione del vocabolario: il mare è una poltrona e il gatto una belva sanguinaria, il nemico creato ad hoc.

Nelle famiglie nascono le prime parole, quelle pronunciate e quelle indicibili, e le storie che magari diventeranno materia di romanzo, “l’infanzia ritrovata a volontà” di Baudelaire. Una materia caotica riversata sulle pagine, giocoforza contraddittoria, che si può raccontare ma non redimere. [continua]

La seconda ragione è che Marina Mander è un’autrice autentica, sensibile, con una coscienza civica e un’attenzione al sociale che a noi piace assai e che l’hanno convinta ad essere tra gli autori della collana smALLbooks (ha scritto un racconto nel primo titolo smALLchristmas): di questo le siamo grate. La terza ragione è conseguente alle prime due: siccome il suo nuovo romanzo L’età straniera è candidato al Premio Strega noi vogliamo celebrare questo successo, perché comunque vada è un successo essere tra i candidati a uno dei premi letterari più prestigiosi. E a nostro avviso, per nulla imparziale, certo, Marina Mander se lo merita. E ce ne siamo convinte anche leggendo le motivazioni alla candidatura scritte da Benedetta Tobagi (altra autrice per la collana smALLbooks) sul sito del Premio Strega. Ne riportiamo alcuni passaggi:

Perché leggiamo romanzi? Come antidoto alla solitudine esistenziale, per trovare, nelle pagine, noi stessi; per poterci riconoscere, trovare parole per la nostra ombra, per sentimenti così sottili da non avere nome, o una ferita segreta, diranno alcuni. Per vivere “vite che non sono la mia”, incontrare l’alterità totale, estendere l’empatia oltre i confini dei territori a noi familiari, diranno altri. Più spesso, tutt’e due le cose.
Il primo elemento di grande fascino de “L’età straniera” di Marina Mander sta nel fatto di consentirci entrambe le esperienze, trascinandoci – sospesi, incerti – nella penombra di uno spazio liminale, nella schiuma tra terraferma e mare, come nell’immagine di copertina.
Perché il protagonista, Leo, è un adolescente: età di metamorfosi e di estremi, in cui ciascuno è straniero a se stesso come mai, prima e dopo, nella vita

[…la Mander] mostra grande acume psicologico e delicatezza nel trovare parole per il mondo interiore del trauma, per ciò che accade nelle anime travolte troppo presto dall’incommensurabile, divorate da un senso di colpa senza fondo – perché non ha fondamento.

[…]Con umorismo, scansando i luoghi comuni con la grazia (apparentemente) casuale di un gatto, l’Età straniera regala uno sguardo diverso su come sia possibile incontrarsi con ogni tipo di “straniero”, forse soprattutto con quello (il più spaventoso, repellente, inquietante di tutti) nascosto dentro di noi. [leggi articolo completo]

 

E c’è, ovviamente, la ragione principale che spinge a leggere un libro, ossia la trama i cui protagonisti, in questo caso, sono a tutti gli effetti parte di una famiglia a geometria variabile con madre, figlio, un padre che non c’è più, un terzo genitore, un “intruso” adottivo:

Leo non studia molto, ma è bravo a scuola. Non fuma tanto ma un po’ d’erba sì. Ha una madre, Margherita, che lavora come assistente sociale e un padre che è stato matematico, è stato intelligente, è stato vivo l’ultima volta nel mare e poi è affogato con l’accappatoio e le ciabatte. Leo odia gli accappatoi, le ciabatte e pure il mare. Odia le cose fino a quando nella sua vita non arriva Florin, un ragazzino rumeno che non studia, non fuma, non ha madre né padre – o forse sì ma non ci sono – e si prostituisce.

Ecco, non resta che leggerlo. Noi lo abbiamo fatto e ve lo consigliamo, perché per i temi trattati questo libro farà discutere. E se vi va diteci che cosa ne pensate. Buona lettura a tutte e tutti!


Marina Mander – ph Ilario Botti

 

Marina Mander scrittrice triestina, vive a Milano.

Tra le sue opere di narrativa: Ipocondria fantastica (Editori associati – Transeuropa 2000, et al. 2012), Catalogo degli addii (et al. 2010), La prima vera bugia (et al. 2011, di prossima ripubblicazione presso Marsilio), tradotto in diversi paesi europei e negli Stati Uniti e adattato per il teatro con il titolo “A corto di bugie”. Nessundorma (Mondadori 2013, finalista al Premio Rapallo-Carige), Il potere del miao. I gatti che mi hanno cambiato la vita (Mondadori 2015). Ha scritto per Il Piccolo, Vanity Fair e The New York Times. È tra gli autori della collana smALLbooks: per smALLchristmas ha scritto il racconto Oh Tannenbaum! Il suo nuovo romanzo L’età straniera (Marsilio Editori) è candidato al Premio Strega.

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