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Non siamo tutti pinguini imperatori

Erika Freschi
scritto da Erika Freschi

Riprendiamo da dove ci siamo lasciati: l’ipotesi, per ora sospesa, di un Anno Europeo della conciliazione. O meglio, torniamo proprio lì, sul campo, tra i siti istituzionali e i blog sull’argomento, per incontrare il personaggio-simbolo della campagna di comunicazione: il pinguino imperatore.

Perché proprio lui? Perché, viene spiegato nel sito, è “un ottimo esempio naturale di uguaglianza di genere e condivisione di responsabilità genitoriali”. Infatti dopo l’accoppiamento la femmina depone un uovo, che viene raccolto dal maschio. Poi la femmina si allontana verso il mare per procurarsi il cibo. I maschi restano invece sul posto, tutti insieme, in piedi a covare le uova tenendole in equilibrio sui piedi e ricoprendole con una piega della pelle. Per tre mesi rimangono a digiuno assoluto, uniti in gruppi per difendersi dal freddo. Una volta che le femmine ritornano sul luogo della riproduzione, portano il cibo che rigurgitano per i piccoli appena nati. Nel frattempo, assolto il loro compito, i maschi si muovono verso il mare alla ricerca di cibo con cui sfamarsi e le madri si prendono cura dei piccoli, proteggendoli con il calore della loro tasca ventrale.

La prima volta che ho letto questa spiegazione ho pensato “è meraviglioso”: l’alternanza perfetta dei ruoli, la responsabilità condivisa, il contributo di entrambi i genitori alla progressiva autonomia del cucciolo.

Qualcuno ha commentato che si tratta della “famiglia perfetta” ma… non siamo tutti pinguini imperatori! Cosa accade se il nucleo familiare è composto dal cucciolo e da uno solo degli adulti della specie? Il piccolo è destinato a soccombere alle intemperie dell’Antartide perché il perfetto equilibrio si è rotto?

Sono andata al di là del significato del logo scelto per l’Anno Europeo, è ovvio. Ne ho solo seguito l’input per ragionare su cosa significhino “condivisione” o “equilibrio” nella vita reale delle smallfamilies.

La prima osservazione che mi viene da fare è che condivisione non coincide, nel caso delle smallfamilies, con alternanza e, soprattutto, con un’alternanza di ruoli giocata (solo) all’interno della coppia. Non perché gli adulti in questione non possano dividersi i compiti, e i momenti, della cura (penso ad esempio ai tanti casi di separazione in cui entrambi i genitori contribuiscono alla cura dei figli, pur non essendo più conviventi). Ma perché nella vita quotidiana, per le smallfamilies ancor più che per altri, l’equilibrio è un gioco aperto tra più attori. La condivisione non è alternanza tra due, ma relazione tra molti.

In altre parole la qualità della vita di una smallfamily dipende molto dalla capacità di tessere tante e diverse relazioni: penso concretamente a nonni, zii e parenti di vario grado, ma anche ad amici, conoscenti, vicini di casa, baby-sitter, altri genitori e persone in genere con cui condividere tratti di strada. Costruire relazioni richiede attenzione, cura, costanza ma soprattutto la consapevolezza che una richiesta di aiuto non è mai un fattore di debolezza e che ci sono più persone disposte a darsi una mano di quanto pensiamo. È vero creare relazioni richiede tempo: la fiducia tra le persone non si improvvisa, ma una volta stabilita diventa la base di scambi reali, nella vita di tutti i giorni, nelle piccole necessità come per le emergenze più difficili. Anche i pinguini, per sopravvivere alla rigidità delle condizione climatiche, non si muovono da soli, né in coppia, ma formano colonie e proprio sviluppano comportamenti solidali.

autore

Erika Freschi

Erika Freschi

Sono laureata in filosofia, mamma di una bimba, compagna di un “pendolare della famiglia” come direbbe Istat. Lavoro come libera professionista in ambito conciliazione vita-lavoro e welfare. Cofondatrice di Smallfamilies®, collaboro su questi temi.

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