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Regione Lombardia – Bandi a sostegno di padri e madri separati ma solo se già sposati

Gisella Bassanini
scritto da Gisella Bassanini

Regione Lombardia: due bandi a sostegno di madri e padri separati approvati nei mesi scorsi dalla Regione, ci sono piaciuti ma solo a metà.

In Lombardia le famiglie divorziate o separate, secondo i dati dichiarati dell’ente regionale, sono circa un milione, il 60% delle quali con figli.

«I genitori separati e divorziati rischiano di entrare nella categoria dei nuovi poveri, quindi, bisogna cercare di prevenire questa ipotesi e cercare di star loro vicini» dichiara Attilio Fontana, presidente della Regione.

Un primo bando (BANDO AFFITTO) prevede uno stanziamento di 4,6 milioni di euro per contributi volti ad aiutare i genitori separati a pagare l’affitto di casa. Possono fare richiesta del contributo madri e padri separati, divorziati o con procedimento di separazione giudiziale in corso di perfezionamento che abbiano figli nati o adottati nel corso del matrimonio, che siano residenti in Lombardia da almeno 5 anni, con un reddito annuo Isee inferiore o uguale ai 20mila euro e che non abbiano a loro carico sentenze passate in giudicato per reati contro la persona. Ovviamente chi fa domanda deve essere intestatario di un contratto d’affitto regolare.

Il contributo è riconosciuto dalla Regione per un solo anno, eccezion fatta per i casi di povertà estrema, e sarà pari al 30% dell’importo annuo del canone d’affitto. Sono però previsti massimali: non più di duemila euro per chi deve onorare un canone in regime calmierato, non più di tremila euro per chi deve affrontare un canone di mercato.

Per fare domanda c’è tempo dal 5 giugno 2018 al 30 giugno 2019 sul sito www.siage.regione.lombardia.it. La Regione conta di poter accogliere circa 2.300 domande di sussidio.

Il secondo bando (BANDO RECUPERO IMMOBILI) è invece rivolto ad enti pubblici, associazioni del terzo settore e sodalizi riconosciuti dalle confessioni religiose perché mettano a disposizione di madri e padri separati immobili ora in disuso. Lo stanziamento deciso dalla Regione è in questo caso di 1,4 milioni di euro, soldi già assicurati alle Agenzie di Tutela della Salute (Ats) della Lombardia, incaricate di gestire le operazioni. Il contributo della Regione è a fondo perduto per l’85% della spesa necessaria a rimettere in sesto i locali. Ma può salire fino al 90% se gli interventi di ristrutturazione prevedono un salto di qualità dal punto di vista del risparmio energetico. Anche per questo bando sono previsti dei limiti: il contributo non potrà essere inferiore ai 10mila euro e superiore ai 50mila euro. Le domande devono essere presentate entro il 30 settembre 2018.

«Con questi due bandi – riassume Silvia Piani, assessore regionale a Famiglia e Genitorialità, nel corso della presentazione dei provvedimenti – abbiamo voluto rispondere ad un bisogno emergente negli ultimi anni e dare un sostegno abitativo a quei genitori separati che si trovano in difficoltà».

Questi provvedimenti, che escludono tutti i genitori single che non hanno un matrimonio alle spalle (ex coppie di fatto, genitori unici) fanno riferimento alla legge regionale n. 18 del 24 giugno 2014 Download File “Norme a tutela dei coniugi separati o divorziati, in condizione di disagio, in particolare con figli minori”, precedente alla Legge 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta legge Cirinnà), “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, di cui non tiene alcun conto.

Se da una parte, con tali provvedimenti, vi è una maggior presa di consapevolezza da parte dell’istituzione regionale di un fenomeno che noi dell’associazione Smallfamilies evidenziamo da anni e in tutti i modi, dall’altra rimane il nostro profondo disappunto per queste misure che non sono strutturali e che non agiscono nella logica dell’inclusione di cui tanto si avrebbe bisogno, al contrario, sono fortemente discriminatori perché, come già rimarcato, ignorano chi non è stato sposato. Un paradosso, questo, se si considera che siamo in una Regione, e in un Paese, dove sono sempre più in aumento le coppie di fatto e i genitori unici che vivono in condizioni di disagio e che avrebbero diritto, come gli altri, di sostegno e considerazione. Tenerne conto è un fatto di civiltà.

autore

Gisella Bassanini

Gisella Bassanini

Docente e ricercatrice, ho una figlia, Matilde Sofia. Coordino le attività di  Smallfamilies aps di cui sono fondatrice e presidente.  Seguo in particolare  l’area  welfare e policy, le questioni legate all’abitare e per il nostro Osservatorio mi occupo dello sviluppo  di  progetti di ricerca sulle famiglie monogenitoriali e più in generale sulle “famiglie a geometria variabile”.

Abito a Milano (città che amo) e, dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano,  ho trascorso molti anni  impegnata  in università (dottorato di ricerca, docenza, scrittura di libri) e nella libera professione (sviluppo di processi partecipativi,  piani dei tempi e degli orari della città, approccio di genere nella progettazione architettonica e nella pianificazione urbana). Ora insegno materie artistiche nella scuola pubblica e continuo nella mia attività di studio e ricerca in modo indipendente. La nascita di mia figlia nel 2001 ha trasformato profondamente (e in meglio) la mia vita, nonostante la fatica di crescerla da sola. Da allora, il desiderio di fare qualcosa per-e-con chi si trova a vivere una condizione analoga è diventato ogni giorno più forte. Da questa voglia di fare e di condividere, e dall’incontro con Michele Giulini ed Erika Freschi, è nata Smallfamilies aps, sintesi ideale della mia storia personale e del mio percorso professionale.

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