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Smallfamilies e pandemia: il presente e il futuro

scritto da Smallfamilies

Pandemia e smallfamilies, il questionario nazionale online, non ha avuto solo l’onere di rilevare problemi e rivelare esigenze inedite, ma anche di tratteggiare un possibile (auspicabile?) nuovo futuro. Che tenga conto delle famiglie a geometria variabile. Partendo dal fatto che le dimensioni vissute come più problematiche sono di natura psicologica (45%), lavorativa (40%) e l’istruzione dei figli (39%), seguiti dai problemi connessi alla situazione economica (35%), sociale (34) e sanitaria (33%), sono emerse anche importanti aspettative per il futuro.

Guardando al domani

In generale si auspica una maggiore chiarezza nella gestione dell’emergenza sanitaria (51%) seguita dal desiderio e necessità di poter contare su una rete di aiuti a sostegno dei genitori single (43%). Al terzo posto troviamo l’auspicio di ricevere una assistenza sicura e continuativa in caso di malattia (38%).

  • Stati d’animo vissuti

Si è chiesto di ripensare ai mesi passati e di comunicare gli stati d’animo vissuti graduandoli da molto a per niente.

  • Il futuro : cosa andrebbe fatto

L’ultima parte del questionario riguarda i temi considerati prioritari per migliorare la vita delle smallfamilies. Ai primi tre posti troviamo: gli aspetti legati alla conciliazione famiglia-lavoro, interventi di sostegno al reddito, consulenze specialiste (legali, psicologie, legate all’area del benessere). Nella slide si può vedere con precisione l’elenco e relative percentuali.
Rispetto ai risultati del nostro questionario del 2013 Di che taglia è la tua smallfamily? nel quale chiedevamo di dare suggerimenti ed elencare le aspettative rispetto al progetto Smallfamilies, che allora era da poco partito, e dunque indicare le aree di intervento a partite delle quali creare iniziative, sollecitare policy, etc. (qui il link ai diversi risultati) la situazione non è di molto cambiata.

Anche allora al primo posto è stata indicata la necessità di creare e sviluppare servizi e azioni per la famiglia e in particolare per la conciliazione famiglia-lavoro. La pandemia ha reso ancora più evidente questa criticità, che coinvolge tutte le famiglie italiane, ma il fatto che per le smallfamilies permanga in cima ai problemi denota una assenza. Dimostra che poco o nulla è stato fatto a riguardo da parte di tutti quei soggetti (istituzioni e imprese in primis) che questo tema dovrebbero prenderselo in carico. Raramente infatti quando si parla di conciliare il tempo della vita familiare e domestica con il tempo per il lavoro ci si ricorda anche dei genitori soli i quali, non potendo condividere all’interno della coppia il carico di cura dei figli, hanno bisogno di una rete di servizi di territorio, di politiche di conciliazione, di una rete di supporto esterno alla famiglia. Il caso del comune di Barcellona di cui abbiamo scritto tempo fa ci indica una strada percorribile, se solo lo si volesse.

Allora, al secondo posto c’erano gli interventi volti a promuovere la socialità (incontri, viaggi, tempo libero, etc.) e iniziative in grado di offrire consulenze specialistiche. Seguivano forme di sostegno al reddito, azioni per incentivare il mutuo e auto-aiuto, servizi di orientamento all’occupazione e infine interventi legati alla casa.

Se confrontiamo queste priorità con le indicazioni che emergono dal nostro nuovo questionario, si può notare come la situazione pandemica che stiamo vivendo abbia cambiato – ovviamente – le posizioni in elenco, ma la sostanza resta.

  • Il sostegno al reddito, che si colloca attualmente al secondo posto per le ragioni che intuiamo tutti, è seguito, oggi come allora, dalla necessità di poter utilizzare consulenze specialistiche. Il disagio vissuto, come si è visto analizzando i dati odierni, ha bisogno di risposte personalizzate, di un diffuso ascolto, di una rete di professionisti in grado di aiutare a superare le difficoltà in cui ci si trova: dalle paure e fragilità per un futuro sempre più incerto, all’aumento della precarizzazione delle proprie condizioni di vita, fino all’acutizzarsi dei conflitti all’interno delle famiglie quale conseguenza del confinamento obbligato.
  • Sostegno al reddito, agevolazioni, occupazione: denaro e lavoro, lavoro e denaro. Le famiglie chiedono questo, perché sono più povere dopo due anni di pandemia, e lo sono ancor più quelle monoreddito, e in particolare quelle che vedono una donna a capo della famiglia, quelle donne che – come denuncia l’ultimo rapporto integrato sul mercato del lavoro – stanno pagando il prezzo più alto. Più precarie tra gli indipendenti, spesso a termine tra i dipendenti, le donne lavorano nei settori più penalizzati dai lockdown come si può leggere in questo interessante articolo: Come la pandemia ha colpito l’occupazione femminile in Italia

Abbiamo raggruppato i nuclei emersi dal campione, in sei tipologie sulla base delle emozioni/stati d’animo/speranze: si trovano nel mini video “C’è chi dice che..” pubblicato nel giugno 2020 nel post Che cosa è successo ai monogenitori durante la pandemia?

In generale sui risultati, a chi scrive ha colpito il dato relativo alle discriminazioni, che si colloca in sesta posizione (19% delle risposte). Se a questo dato sommiamo anche la percentuale relativa agli stereotipi (undicesima posizione, 10% delle risposte) ecco che anche in questo caso la direzione da prendere non lascia dubbi: vanno anche promosse iniziative in ambito culturale e sociale per superare il modo di considerare e rappresentare le famiglie monoparentali nel nostro Paese.

Le azioni che si possono fare sono chiare, le abbiamo scritte nel nostro Manifesto già nel 2015. Triste constatare che poco, molto poco, è stato fatto in tutti questi anni.


foto apertura: adobe stock free download

autore

Smallfamilies

"La redazione" del gruppo Smallfamilies aps

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