Diritti e Doveri ESPERTI

Mediazione famigliare: superare i conflitti e riorganizzarsi

Martina Intra
scritto da Martina Intra

La mediazione famigliare è un’alternativa alla via giudiziale e a quella stragiudiziale tipo la pratica collaborativa della quale Smallfamilies ha già avuto modo di occuparsi.

La mediazione famigliare parte da presupposti e obiettivi diversi. La separazione è un momento difficile, faticoso e doloroso, durante il quale si è sopraffatti dalle emozioni.

È inevitabile che durante questo momento di cambiamento si creino situazioni di tensione ed occasioni di conflitto che, quando degenerano, creano disagio a tutti i membri della famiglia che si sta disgregando. Soprattutto ai figli.

Una valida alternativa non solo alla via “giudiziale” (nella quale le due parti contrapposte si fanno la guerra per “vincere la causa”), ma anche alle estenuanti trattative condotte e gestite dai legali in via stragiudiziale, è appunto la mediazione famigliare.

Si tratta di un percorso che si svolge attraverso un numero limitato di incontri (circa 10) di fronte ad un professionista qualificato, che aiuta le coppie in fase di separazione a raggiungere degli accordi per la riorganizzazione della loro vita futura e dei loro figli.

Il mediatore non impone (come il Giudice) né suggerisce (come l’avvocato) soluzioni, ma cerca di facilitare la comunicazione tra le parti con l’obbiettivo di portarle a distinguere tra la fine della loro relazione di coppia ed il permanere di loro come individui e come genitori.

Il mediatore, terzo imparziale e neutrale, conduce la coppia a trovare da sé le soluzioni migliori.

Le persone, infatti, pur nel disordine emotivo che accompagna la rottura di una relazione, hanno la capacità di autodeterminarsi e di assumersi la responsabilità di decidere che cosa è meglio per loro e per i loro figli, evitando di delegare ad un terzo questo compito.

Negli incontri di mediazione le parti possono raggiungere accordi concreti e duraturi sul collocamento dei figli, le frequentazioni con i genitori, le vacanze, la gestione del tempo libero, la suddivisione delle spese, il mantenimento, la divisione dei beni e del patrimonio.

Si dice che gli accordi conclusi in mediazione hanno una maggiore probabilità di resistere nel tempo. Proprio perché sono davvero condivisi.

In mediazione si impara a comunicare e a riconoscere le esigenze e i bisogni degli altri, uscendo dalla logica delle parti contrapposte.

Ecco un esempio di un caso seguito di recente (userò nomi di fantasia).

Due coniugi, separati di fatto da qualche mese, stanno concordando le condizioni della loro separazione legale.

Silvia si lamenta di avere sempre su di sé tutta la gestione dei figli (scuola, attività sportive, visite mediche ecc.) e sente una latitanza da parte di Stefano, il quale vede i figli solo nei giorni concordati.

Lei è proprio arrabbiata. E lo accusa di non collaborare e di non interessarsi abbastanza. Dando la parola a Stefano, emerge che, a sua volta, lui si sente estromesso dalla vita dei figli e che vorrebbe partecipare di più.

I due non se lo erano mai detti, perché faticano a comunicare.

Durante l’incontro di mediazione ognuno dei coniugi ha espresso il proprio bisogno e l’altro lo ha ascoltato. Poi hanno stabilito una divisione di massima dei compiti e individuato delle modalità di comunicazione tra loro per far sì che l’una non dovesse sempre gestire tutto e l’altro potesse sentirsi più partecipe.

Quello che invece di solito succede al tavolo con gli avvocati, in una normale trattativa tra parti contrapposte, o di fronte al Giudice è che le richieste si confondono con rivendicazioni e se si trova un accordo è spesso il frutto di reciproche concessioni. E troppo spesso si resta con ancora più amaro in bocca di quanto già la situazione porta.


Immagini tratte dal seguente sito 

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Martina Intra

Martina Intra

Sono nata a Milano nel 1970 dove ho sempre vissuto. Svolgo dal 2004 la professione di avvocato occupandomi prevalentemente di diritto di famiglia. Ho seguito un corso di formazione biennale in mediazione famigliare e faccio parte dell’associazione Ca.Me.Fam, (Camera di Mediazione Famigliare) con sede a Monza. Collaboro con alcuni Consultori familiari dell’hinterland milanese. Sono da anni sostenitrice dei metodi A.D.R. (Alternative Dispute Resolution), metodi di risoluzione dei conflitti alternativi ai procedimenti contenziosi, tra cui, in materia di famiglia, la Mediazione. Sono mamma di tre figli meravigliosi. Ciò che ho studiato, letto, scritto e gestito nella mia vita professionale mi è servito per gestire la mia separazione. Ciò che ho vissuto nella mia vita privata mi aiuta nella mia professione. Per Smallfamilies scrivo nella sezione Diritti e Doveri.

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